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Rutu Modan – Mano da illustratrice, testa da grande scrittrice

Koby Franco divide il taxi con i propri zii, ha perso le tracce del padre dopo la morte della madre, mentre la sorella vive a New York. Numi ha una relazione con un uomo più grande di lei, sta concludendo il servizio di leva. Koby vive e lavora a Tel-Aviv. Koby ha un pessimo rapporto con il padre, negli ultimi cinque anni lo avrà visto un paio di volte e sempre fuori casa. Numi non ha un buon rapporto con gli impegni lussuosi e di alto profilo della madre. Si sente bruttina di fronte alla sorella che piega la volontà degli uomini con il suo fascino.

Sono i due personaggi principali di “Exit Wounds”, in Italia “Unknown/sconosciuto”, graphic novel di Rutu Modan (nell’immagine a fianco), illustratrice e fumettista israeliana che con quest’opera si è aggiudicata il prestigioso premio Eisner nel 2008. Joe Sacco, autore del fumetto “Palestine” ha definito il libro “uno sguardo profondo, pienamente strutturato, umanitario e non sentimentale del malessere sociale e delle relazioni umane e di quel posto difficile in cui a volte si intersecano” (Joe Sacco dall’introduzione all’edizione statunitense della Drawn&Quaterly). La definizione di Sacco è sintetica e opportuna nello stesso tempo. Koby e Numi potrebbero essere due giovani che si incontrano per un caso fortuito e vivono una storia d’amore difficile. Li unisce la figura del padre del ragazzo. Ma siamo a Tel-Aviv. Si incontrano perché Numi pensa che il padre di Koby sia morto in un attentato, ne nasce così un percorso o viaggio di ritorno del figlio verso il padre. Un processo di riavvicinamento e conoscenza che non necessariamente si deve concludere con il loro incontro.

Quando Koby scopre la verità sul padre, correrà dalla donna che grazie a lui ha conosciuto per cercare di cogliere quanto di più bello gli ha proposto quel percorso iniziatico. Non è infatti il figliol prodigo che torna nella casa del padre, ma il momento di emancipazione dalla figura paterna, il volo che prende l’uomo adulto.

Numi da questo punto di vista è la bussola del percorso di Koby, come una moglie ha il compito di far studiare il proprio uomo. È la ragazza che lo riavvicina al padre, che lo costringe ad assumersi la responsabilità del percorso. E in questo percorso che vediamo Israele di oggi, con la sua familiarità con la morte (gli attentati), con la possibilità di morire mentre si prende un autobus, si fa la spesa, si amoreggia. Sul tema delle morti brutali Rutu Modan in una intervista al Comics Journal del febbraio 2008, ha detto “le morti brutali sono intorno a noi, dovunque, in ogni momento, non solo in Israele. (Ogni morte suona triste e brutale, perfino quando è chiamata “naturale”) Ho cercato di descrivere questo sentimento in Exit Wounds, e non solo il lato drammatico, ma anche la prosaicità della morte e il suo aspetto quotidiano.”

Questa graphic novel è stata ispirata dal documentario “N.17” di David Ofek che tratta propria di una vittima di un attentato di cui non si conosce l’identità.

Ma Modan ha pescato anche dai propri ricordi. Così Numi e la sua famiglia in qualche modo esistono, visto che l’autrice aveva una compagna di scuola nella stessa situazione: madre sposata con un uomo ricco. Le emozioni che prova Koby quando torna nella casa del padre e scopre che è stata svuotata per arricchire un mercato delle pulci, sono le stesse di Rutu Modan quando fece svuotare la casa dei genitori. E la stessa autrice pensò che un ragazzo che mancò a un appuntamento, fosse morto in un attentato.

Questa partecipazione alle stesse storie attraverso le proprie esperienze di vita segnano una particolarità dell’autrice che la distingue da altri autori di fumetti. Non racconta avventure fantastiche, esoteriche o eroiche, Rutu Modan racconta la vita e invece di scriverla, la disegna. È il tratto che distingueva autori come Will Eisner. Il fumetto non è un prodotto semplice e infantile, ma un linguaggio complesso che impone una sintassi severa e puntuale. La linea di Rutu Modan è semplice, quasi francese, ma caricaturale. Spesso sembra di vedere volti da maialino, nasoni alla Hergé. La composizione della tavola sembra formalmente corretta, ma osservando con attenzione ci accorgiamo che una automobile non potrebbe stare in quella posizione, che il corpo di un uomo è sproporzionato e che gli stati d’animo dei personaggi o l’emotività della situazione è dettata dai colori del fondo della tavola che svolgono due funzioni: obbligano il lettore a uno zoom sui personaggi e ci assorbono nell’atmosfera del momento. Mano da illustratrice, testa da scrittrice.

“Unknown/sconosciuto”, Coconino Press, 2006
Andrea Grilli