moked/מוקד

il portale dell'ebraismo italiano

cani/quotidiani

In un’epoca di culto per i “pet”, i piccoli amici domestici, stridono le notizie come quella riportata oggi sul fatto drammatico di un bambino sbranato da un branco di cani selvatici a Modica, in Sicilia (la città dove alla fine del quattrocento si svolse il più grande massacro di ebrei nella storia d’Italia, con più di 400 vittime; allora erano gli uomini, e non i cani a uccidere). Se si vanno a controllare le fonti tradizionali ebraiche sul rapporto con i cani e il loro addomesticamento, si resta ugualmente sorpresi da una certa durezza delle regole che non guardano con molta simpatia i cani considerandoli più nel loro aspetto di pericolo che in quello dell’amicizia per l’uomo (con qualche eccezione, come nella storia dell’uscita dall’Egitto, in cui anche i cani, fino a quel momento al servizio del potere oppressivo, non mostrarono ostilità ai figli d’Israele). Sono fonti antiche che probabilmente non tengono conto di un cammino di secoli verso l’addomesticamento progressivo dei cani; processo che però, come documentano i fatti recenti e ripetuti, è incompleto e con margini di rischio.

Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma

Mentre Giovanni Belardelli sul Corriere sottolinea giustamente la gravità dell’esclusione di Israele dai Giochi del Mediterraneo, che si terranno in giugno a Pescara, e ne mette in rilievo la valenza antisemita, ci sia concesso occuparci qui oggi di un episodio assai minore di antisemitismo, che potrebbe farci quasi sorridere per la sua ingenuità tradizionalista, nel più puro stile lefebvriano: una lettera su Il Tempo, in cui si richiama l’abbandono da parte della Chiesa del termine “perfidi giudei” e a cui il giornale risponde dicendo che però bisogna fare attenzione a non esagerare e a non sostenere “che Gesù Cristo è morto di malattia”. Così, in una battutaccia, si fa piazza pulita non solo della storia ma anche di un interminabile dibattito teologico sul male e la Provvidenza. In questa semplificazione, quella che passa è l’immagine degli ebrei deicidi e di Cristo in croce. Certo, è banale. Ma, come tutte le semplificazioni è efficace. Per fortuna, non crediamo che siano in molti a leggere le lettere al Tempo.

Anna Foa, storica