moked/מוקד

il portale dell'ebraismo italiano

Verso Pesach – Benedizione della redenzione

Anche la Haggadà di Pesach, come in genere la letteratura rabbinica, è frutto di discussioni e di seguenti decisioni: il Seder, dopo aver recitato due salmi dell’Hallel (113 e 114) termina con la redenzione:”Rabbì Tarfon dice:«Che ha redento noi e i nostri padri dall’Egitto» senza terminare (con una benedizione)”. (Mishnà Pesachim, 10,6 trad. Somekh).
Vi è un queste parole tutta la nostra partecipazione all’uscita dall’Egitto; lo scopo del Seder non è quello di una commemorazione accademica, ma di piena immedesimazione: avvertiamo di essere usciti ora dall’Egitto, e ricordiamo anche l’uscita dei nostri padri…ma per Rabbì Akivà ciò non è sufficiente, egli vuole fare aggiungere anche la redenzione futura; Rabbì Akivà, lo strenuo difensore di Bar Cochbà e della sua sfortunata rivolta contro i Romani, sente di dover preparare il popolo alla nuova situazione, al lungo esilio ma anche alla grande speranza: “Rabbì Akivà dice: «Così Sign-re D-o nostro facci giungere ad altri mo’adim e feste che vengano a noi in pace, felici della ricostruzione della Tua città e lieti del Tuo servizio, e là mangeremo dei sacrifici e dei pesachim ecc. Allora Ti offriremo in omaggio un canto nuovo per la nostra redenzione, per il nostro riscatto». “Benedetto Tu, Sign-re, che redimi Israele” (secondo il testo in uso presso gli Ebrei Yemeniti e un manoscritto della Ghenizà; vedi la nota di R. Bonfil nella sua Haggadà, p.93).
Rabbì Akivà ci prepara alla grande attesa: Jerushalaim sarà ricostruita, il Santuario tornerà al servizio divino e il Sign-re è pronto a redimere il Suo popolo; il ringraziamento futuro comprenderà la gratitudine per la liberazione fisica e per quella spirituale ed è questa la Bircat hagheulà (benedizione della redenzione) che è stata fissata dai Chachamim come halachà; non solo, il Talmud, Berachot 12b ci insegna che la redenzione dall’Egitto (gheulat mizraim) verrà considerata inferiore rispetto alla prossima gheulà che, secondo una tradizione, dovrà avvenire anch’essa il 15 del mese di Nisan (The Haggadah with commentary by a disciple of R. Jonah Gerondi and the sages of Catalonia, Jerusalem-Cleveland 5757, p. 137 s.). L’aver rivissuto l’esperienza egiziana con il processo di liberazione, ci permette quindi di poter avere una prospettiva escatologica, che ci rende assai responsabili per poter essere degni della sua realizzazione.

Alfredo Mordechai Rabello, giurista, Università Ebraica di Gerusalemme