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Dibattito – “Dall’Unità d’Italia in poi è mancata una riflessione chiara sull’identità del Paese”

Le analisi di Ernesto Galli Della Loggia mi hanno fatto molto riflettere sul rapporto tra storia e identità. Forse per una deformazione “professionale”, in quanto ebreo e italiano, sono portato a dare grande rilievo alla necessità di interrogarsi continuamente sull’identità di un popolo. E questo per scongiurare i pericoli che possano scaturire dalla mancanza di discussione e chiarezza.

Almeno dall’Unità d’Italia in poi, è mancata una riflessione onesta sulla identità di un Paese che, almeno in parte, l’unità ha subito rimanendone lacerato. Del resto, i testi di storia hanno bollato la resistenza del Sud, coprendola con l’epiteto di brigantaggio, senza darsi pena di comprendere quali fossero le istanze sottese. E tale questione, quella “meridionale”, non è mai stata affrontata né compresa né tantomeno risolta. La conseguenza di questo è percepibile quotidianamente, non ultimi i casi delle ventilate gabbie salariali o della bandiera tricolore piuttosto che della “lingua” parlata nelle fiction televisive. Per non parlare della penalizzazione subita dagli studenti del Sud, dimostratisi più preparati ma sicuramente per il fatto di aver copiato.

Bene ha fatto Galli Della Loggia a dissotterrare il problema in occasione delle previste celebrazioni per il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, ma ritengo che l’identità storica debba essere tenacemente affrontata e confrontata con continuità, a cominciare quantomeno dai testi scolastici, visto che è da questi che si trae l’embrione per una consapevolezza di popolo.

L’idea dell’Italia unita si può costruire soprattutto a partire dalle piccole cose di ogni giorno e la lingua italiana è una di queste: qualcuno dovrebbe spiegarci come mai i Padri costituenti non abbiano pensato di inserire nella Costituzione un articolo che stabilisse l’italiano come lingua nazionale. Come ciò non fosse scontato è dimostrato dalle polemiche di oggi sulla necessità di insegnare le lingue locali nelle scuole, senza curarsi dei molti aspetti pratici che scaturiscono da simili affermazioni (per fare solo un esempio, non so se esistono delle grammatiche del veneto o del siciliano ecc.).

Quanto sia importante la lingua e che effetti a lunga scadenza possa avere la consapevolezza di averne una comune è, per esempio, dimostrato dalla lingua ebraica che storicamente è quella che ha unito il popolo ebraico nei millenni, anche se poi gli ebrei hanno continuato anche a scrivere, a produrre letteratura e a parlare nelle proprie lingue locali: l’aramaico, il greco, l’arabo, l’inglese, il tedesco, l’italiano, le lingue miste quali il giudeo-spagnolo, il giudeo-arabo, l’yiddish ecc.

Portare la vita di oggi nelle reliquie di ieri: questa la sfida quotidiana, lanciata da Galli Della Loggia, che ognuno dovrebbe affrontare. In primo luogo, i politici e i maestri del pensiero in tutti campi della creatività umana: l’arte, l’architettura, la letteratura, il teatro, il cinema, le scienze.

Scialom Bahbout, rabbino, docente di Fisica all’Università La Sapienza