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Torah oggi – Sognare una scala che arriva al cielo

Jaakov uscì da Beer Sceva in direzione di Charan, sia per sfuggire alle ire del fratello Esav, sia per seguire l’insegnamento dei genitori che lo invitavano a sposare una donna di Charan. Tramontato il sole si addormenta e vede in sogno una scala posata in terra, la cui cima arrivava al cielo e il Sign-re stava sopra di lui. Rabbì Chia il grande interpreta “sopra la scala” (sullam in ebraico è maschile), mentre Rabbì Jannai interpreta “sopra di lui” cioè sopra Jaakov. Il midrash Bereshit rabbà (69:3) si pone il problema di quale sia il significato di questa interpretazione, rispondendo che apparentemente il Sign-re si appoggia su di lui. Rabbì Jochanan ci offre un insegnamento assai profondo: I malvagi si appoggiano sul loro Dio, come vedrà il faraone nel suo sogno: “ed ecco io stavo sul Nilo”(Gen. 41:1), ma i giusti Idd-o si appoggia su di loro, come è detto: ed ecco il Sign-re stava su di lui.
Il Nilo era considerato dagli Egiziani una divinità, ma il faraone sente di essere superiore al Nilo e di poter usare la divinità per i suoi scopi. Non così sente il giusto. Egli vede la sua vita al servizio divino, non usa la Divinità per suoi fini personali, ma al contrario vede il suo principale scopo quello di poter fare il volere del Sign-re; il Santo e Benedetto mostra, per così dire, la Sua presenza, la Sua esistenza attraverso Jaakov.
Come era arrivato Jaakov a questo grado?
E Jaakov uscì da Beer Sceva e andò in direzione di Charan (Gen. 28:10)
Rashì ci insegna che “da quando fu benedetto (da suo padre Izchak) fu nascosto nella casa di Ever per 14 anni” (il passo di Rashì è basato su Talmud Bavlì, Meghillà 17a).
Cosa era andato a fare Jaakov nella casa di Ever? Jaakov è ben consapevole della grande missione che egli ha: portare nel mondo il messaggio di Avraham, suo nonno, sulla presenza di un solo D-o, Creatore unico del cielo e della terra; egli è anche consapevole delle difficoltà che trova intorno a sé. Tutto sembra voler contrastare con il suo compito, ma egli ha fiducia di trovare un grande sostegno nei suoi genitori, Izchak e Rivcà: nonni come loro potranno essere il miglior esempio per i suoi figli, potranno essere un insegnamento vivente del messaggio di Avraham. Se l’ambiente circostante è difficile proprio per essere così allettante, ci si può basare almeno su una casa ben salda, si può far tesoro di questa presenza preziosa.
Ma vi sono programmi da un lato e dura realtà dall’altro: il conflitto con il fratello Esav porta la famiglia all’amara decisione che Jaakov deve lasciare Beer Sceva, la partenza di un giusto come lui lascia una grande impressione (Rashì ivi), ma Jaakov stesso sente di non essere ora abbastanza preparato per affrontare le intemperie della vita, per affrontare una società che era così lontana dall’insegnamento di suo nonno. Tutto sarebbe stato dunque invano? Il mondo sarebbe precipitato tutto di nuovo nell’idolatria senza un lume di speranza? Che ne sarebbe stata della bircat Avraham che il padre gli aveva concesso?.
Messo di fronte ad una situazione così difficile, distante dalla sua famiglia, senza un sostegno morale, Jaakov decide che, prima di andare a Charan nella casa dello zio Lavan, secondo il programma stabilito, lui stesso dovrà rinforzarsi nello studio della Torà recandosi a studiare da un Maestro delle generazioni precedenti, Ever: “studiò quello che poté da suo padre, e poi si allontanò dai suoi avi e fu nascosto nella casa di Ever a studiare Torà, e per questo fu degno della berachà ed ereditò la terra d’Israel” (Midrash Shemot Rabbà, 1:1; si veda anche il commento del Rav Moshé Zvi Neria). Abbiamo qui un grande insegnamento: la berachà non esercita la sua funzione senza che vi sia un sforzo da parte di chi deve riceverla. Bisogna essere degni della berachà ricevuta e Jaakov sa che per dover affrontare una situazione difficile, sa che per dover educare i figli che gli nasceranno in casa di Lavan, in un ambiente talmente distante dal messaggio di Avraham e Sarà suoi nonni, di Izchak e Rivcà suoi genitori, sa che non c’è altra via che essere lui stesso ben radicato nello studio della Torà. La partenza improvvisa fa capire a Jaakov che doveva prima di tutto imparare lui stesso a cimentarsi con una società amichevole finché vuoi, ma piena di pericoli dal punto di vista spirituale: quattordici anni di studio intenso, gli avrebbero permesso di affrontare la nuova vita a contatto con il mondo esterno, questo fu l’insegnamento che ricevette nel Beth Hamidrash di Ever (che secondo la tradizione, si trova a Zefat, nel luogo ove oggi vi e` un Beth Hakeneset Shem veEver), allora, e solo allora poteva dirigersi in direzione di Charan. Solo dopo questa preparazione Jaakov poteva essere degno dell’apparizione divina in sogno con Hashem che stava sopra di lui (Gen.28:13) insegnando anche a noi, suoi discendenti, che bisogna essere pronti a divenire, per così dire, un appoggio per Hashem.

Alfredo Mordechai Rabello, giurista, Università Ebraica di Gerusalemme
In memoria di Papà, Emilio Marco ben Michael Rabello zh.l.
L’uomo è un piccolo mondo (microcosmo)
Il mondo è un grande uomo
Haari Hakadosh (Rabbì Izchak Luria, 1534-1572)