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Memoria – Spiegare la Shoah ai bambini

Domani sarà il Giorno della Memoria e, come ogni anno, si presenterà il problema di raccontare ai bambini cosa è stata la Shoah con un linguaggio adatto sia alle circostanze che alla loro giovane età. Grazie alla segnalazione di Giulia Taddeo, dell’Ufficio stampa PIEMME Junior, vi indichiamo quattro titoli della collana Il battello a vapore dedicati a quel buio periodo. I primi due sono della giornalista Lia Levi, fondatrice di Shalom, il mensile della Comunità Ebraica di Roma, e autrice di libri per l’infanzia. Che cos’è l’antisemitismo raccoglie venti tra le domande più interessanti che le sono state rivolte dagli studenti in occasione degli incontri a cui partecipa, da tempo, nelle scuole primarie. “Perché il mondo non è mai stato amico degli ebrei?” oppure “È vero che nell’Italia fascista, a differenza della Germania hitleriana, non vennero perseguitati?”. Le risposte della Levi, chiare e semplici, vanno a costituire uno scritto nato con l’intento di sciogliere alcuni dubbi, presenti nei più giovani ma purtroppo anche tra gli adulti, sia sull’identità ebraica che sulla Shoah. A completare il volume, adatto ai lettori che abbiano compiuto almeno 9 anni, la prefazione di Elio Toaff, rabbino capo emerito della Comunità Ebraica romana, e una cronologia sulla storia degli ebrei a cura di Luciano Tas.

Di tutt’altro genere è Un cuore da Leone, libro in cui si parla del piccolo Leo, ragazzino ebreo romano che si vergogna del suo vero nome, Leone, tanto da tenerlo nascosto persino agli amici. In fuga dai nazisti e di fronte al pericolo, però, mostrerà tutto il suo coraggio, per l’appunto un cuore da leone. Vincitore del premio Città di Roma per Gianni Rodari nel 2006, è consigliato ai bambini dai 7 anni in su. Gli altri due testi segnalatici, invece, vengono dall’estero e sono l’ideale per chi abbia almeno 10 anni.

La stanza segreta dell’olandese Johanna Reiss descrive le avventure di Annie e di sua sorella Sini che, dopo essere scappate di casa in seguito all’invasione del paese per mano dei tedeschi, creeranno nella stanza diventata il loro rifugio un mondo immaginario. Molto commovente anche il racconto, tradotto in tutto il mondo, Ho sognato la cioccolata per anni della tedesca Trudi Birger, in cui l’autrice accompagna i lettori nel ghetto di Kosvo, il luogo dove trascorse l’infanzia, e nel lager di Stutthof, il campo di concentramento dove fu rinchiusa insieme alla madre. Lo fa, lasciandoci in eredità (la Birger è morta nel 2002) un messaggio fondamentale: grazie alla forza di volontà di chi non si arrende mai è possibile superare il grande incubo della Shoah.

Adam Smulevich