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Memoria – Roma, pietre per ricordare

Da oggi a Via della Reginella, 2 nel I Municipio e in altri 5 municipi della Capitale i passanti potranno ‘inciampare’ negli stolpersteiner letteralmente dal termine tedesco ‘pietre d’inciampo’ inventati dall’artista tedesco Gunter Demnig: piccoli sampietrini di cemento ricoperti di ottone con su scritto nome, cognome, anno di nascita, data e luogo di deportazione e anno di morte che dal lontano 1993 l’artista dedica non soltanto agli ebrei ma anche a militari, oppositori politici, partigiani, zingari e omosessuali che furono assassinati nei campi di concentramento nazisti.
In via della Reginella, cuore del vecchio Ghetto, dove abitava la famiglia Calò sono state sistemate quattro pietre in memoria di Grazia Di Segni (54 anni), delle sue figlie Ada e Giuditta Spizzichino di 28 e 21 anni e della piccola Rossana Calò, figlia di Ada che aveva solo 2 anni, tutte e quattro uccise ad Auschwitz. Eugenio marito di Grazia, si salvò perché in quel momento era in fila per comperare le sigarette, ma perse ad Auschwitz 10 figli.
Alla cerimonia di questa mattina erano presenti la curatrice del progetto romano Adachiara Zevi, il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna, il presidente della Comunità Ebraica di Roma Riccardo Pacifici, il presidente del I Municipio Orlando Corsetti e Carla Di Veroli, assessore alle politiche culturali del Municipio XI legata alla famiglia Spizzichino da un vincolo di parentela perché Grazia Di Segni era la sua bisnonna.
Ed è ricordando la sua bisnonna e tutti quelli che persero la vita durante la furia nazista che Carla Di Veroli ha fatto richiamo al concetto di responsabilità “Dobbiamo ricordarci – ha detto la Di Veroli – che gli ebrei non sono stati deportati solo a causa dei nazisti, ma anche a causa dei nazifascisti che dettero il loro appoggio al regime di Hitler a coloro che nelle sedi comunali consegnarono le liste con i nomi e le abitazioni degli ebrei, ai delatori che fecero le spiate per farli catturare a coloro che fischiarono per far partire i treni che dalla stazione Tiburtina portavano tanta gente a morire”.
Riccardo Pacifici dopo aver ricordato la storia della famiglia ed aver ribadito il concetto che il popolo ebraico non sarà mai disposto a dimenticare quanto è avvenuto, ha fatto accenno alle scritte antisemite che nella notte fra il 26 e il 27 gennaio, Giorno della Memoria, e di nuovo la scorsa notte sono state fatte imbrattando i muri della città fra cui quelli del Museo della Liberazione di via Tasso “Questi signori non mi e non ci spaventano” ha commentato.
L’artista Gunter Demnig, a Roma per installare i primi 30 stolpersteine da lui realizzati, dedicherà l’intera giornata a questo avvenimento. Dopo via della Reginella le cerimonie si svolgeranno alle 11.30 in via Flaminia 21, dove abitava la famiglia Levi, alle 12.30, davanti alla Caserma allievi carabinieri di viale Giulio Cesare, per ricordare i dodici carabinieri da lì deportati il 7 ottobre 1943 perché giudicati inaffidabili in vista della deportazione degli ebrei la settimana successiva.
Alle 14 a piazza Rosolino Pilo 17 in ricordo della famiglia Terracina, alle 16 a via Taranto 178, dove abitava il colonnello Eugenio Paladini.
Il giro si concluderà nel quartiere del Quadraro con l’installazione delle pietre d’inciampo in memoria dei deportati politici: Fernando Nuccetelli , Ferdinando Persiani e Antonio Atzori .
Le pietre posizionate in corrispondenza delle case in cui hanno vissuto uno o più deportati, “costringeranno” chi passerà per quelle strade a richiamare alla mente quanto accaduto in quei luoghi intrecciando continuamente il passato e il presente, la memoria e l’attualità.
“Si tratta di un progetto ‘in progress’ – ha commentato Adachiara Zevi – dopo il 28 gennaio, sarà aperto alla Biblioteca della Casa della Memoria e della Storia uno “sportello” cui potranno rivolgersi quanti intendono ricordare familiari o amici deportati attraverso la collocazione di un stolperstein davanti alla loro abitazione”.
Gli Stolpersteine sono finanziati da sottoscrizioni private; il costo di ognuno, compresa l’installazione, si aggira tra i 75 e i 95 euro. L’obiettivo è la costruzione di una grande mappa urbana della memoria.

Lucilla Efrati