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Memoria – Roma, il ricordo di Piero Terracina

Ancora Stolpersteine, le pietre di inciampo destinate a ricordare lungo le vie di Roma gli ebrei della Capitale che furono deportati e non fecero ritorno sono state poste a piazza Rosolino Pilo, nel quartiere di Monteverde Vecchio. Alla cerimonia erano presenti la curatrice del progetto Adachiara Zevi e l’artista tedesco Gunter Demnig, che ha elaborato l’idea a Colonia nel 1993, il presidente del XVI Municipio Fabio Bellini, gli studenti degli Istituti Francesco Crispi e Villa Pamphili e Piero Terracina, scampato al campo di sterminio di Auschwitz e superstite di una famiglia di otto persone.
“Avevo 15 anni prima abitavamo in via Lorenzo Valla e poi avevamo trovato rifugio qui a Piazza Rosolino Pilo in un appartamento di amici che si trovava al terzo piano, poi all’ottavo piano”, dice Piero Terracina alzando gli occhi per indicare le finestre della casa da cui nella sera di Pesach sette SS portarono via lui e tutta la sua famiglia.
Da oggi le pietre d’inciampo, i sampietrini (10 centimetri per 10), dalla superficie di ottone lucente,di Gunter Demnig risalteranno sulla superficie di strada che si trova davanti alla casa in cui la famiglia Terracina abitava restituendo a quelle persone un nome e un luogo che non potrà mai essere cancellato.
Proprio su questo concetto si era soffermato il Presidente della Comunità Ebraica di Roma, Riccardo Pacifici nella analoga cerimonia che si è svolta in via Reginella 2 dove sono state ricordate Grazia Di Segni Spizzichino, le figlie Giuditta e Ada, la nipote Rossana Calò.
”Spesso siamo abituati a considerare i deportati dei semplici numeri, le ‘Pietre’ invece vogliono segnalare al passante che in quella casa abitavano persone strappate alla loro vita e uccise. Persone con il loro nome, cognome, la loro storia. Quel passante potrà ‘inciampare’ nella vita degli altri che non saranno più numeri”.
Queste pietre fanno parte delle 30 totali che sono state apposte in sei zone della capitale a ricordo dei deportati ebrei, politici, rom ed omosessuali uccisi nei campi di concentramento nazisti oltre che in Via Reginella e a Piazza Rosolino Pilo, a Via Flaminia 21, dove abitava la famiglia Levi, a Viale Giulio Cesare, sede dei 12 carabinieri deportati nell’ottobre del ’43, a Via Taranto 178, abitazione del colonnello Eugenio Paladini, al Quadraro in onore dei politici uccisi nei lager.
Anche Roma si aggiunge ai luoghi doce sono state istallate le “pietre d’inciampo”. Finora l’installazione artistica è stata riprodotta in 22 mila esemplari in Germania, Austria, Ungheria, Ucraina, Cecoslovacchia, Polonia, Paesi Bassi. ‘L’inciampo – ha notato Demnig – non è visivo, ma fisico e mentale. Costringe chi passa a interrogarsi su quella diversità e agli attuali abitanti delle case a ricordare a quanto accaduto in quel luogo e a quella data, intrecciando continuamente il passato e il presente, la memoria e l’attualità”.

Lucilla Efrati