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Qui Barletta – Der Kaiser von Atlantis di Viktor Ullmann va in scena

Qualcosa di allucinante è successo nel regno dell’Imperatore di Atlantide; un’epidemia si è abbattuta sul genere umano, nessuno muore, gli uomini vivono tutti eternamente infelici e sudditi. La Morte che, come essa stessa racconta, ha pur cavalcato sui cavalli di Attila, con le truppe di Gengis Khan e sugli elefanti di Annibale rifiuta di cavalcare moderne macchine e carri armati; perciò abortisce dal compiere il proprio dovere e comunica ad Arlecchino (simbolo della Vita) la propria decisione.
Tutto sembra procedere secondo i piani dell’Imperatore sino a quando la scomparsa della Morte comincia a sortire i suoi effetti; se nessuno muore, tutti vivono, pensano, riflettono e si ribellano alle malefatte del loro Imperatore, un essere tanto delirante quanto maniacale e adoratore di se stesso (ha dichiarato guerra a tutto il mondo e vive chiuso nel proprio palazzo comunicando soltanto con essere indefinito che è l’Altoparlante). L’Imperatore si accorge che il suo piano è destinato a fallire senza la Morte e gli chiede di tornare nel Regno. La Morte acconsente ma chiede in cambio una sola, terribile cosa; la vita dell’Imperatore in persona. Perciò, Morte e Imperatore attraversano lo specchio che separa il mondo dall’ignoto mentre si ode un corale di reminiscenze bachiane che in quel frangente risulta quanto mai grottesco e lunare.
Questo, in poche parole, il sunto dell’opera in atto unico e 4 quadri Der Kaiser von Atlantis (prima rappresentazione della versione originale) del compositore ebreo ceco Viktor Ullmann (Teschen 01.01.1898 – Auschwitz 17.10.1944) che sarà rappresentata oggi, alla Sala S. Antonio di Barletta.
Der Kaiser von Atlantis oder Die Tod–Verweigerung (L’Imperatore di Atlantide ovvero il rifiuto della morte, questi il titolo completo) fu composta su un libretto scritto dal poeta e disegnatore Petr Kien, anch’egli deportato a Theresienstadt un anno prima di Ullmann e morto ad Auschwitz lo stesso giorno del compositore.

Ullmann (nell’immagine a fianco) terminò di scrivere l’opera nel 1943 (tuttavia l’ultima data sul manoscritto riporta il 13 ottobre 1944), orchestrandola in base alle disponibilità nel Campo di concentramento: sette voci e tredici strumenti, alcuni dei quali molto particolari quali banjo, sax contralto, clavicembalo a due manuali, harmonium e contrabbasso a 5 corde. Tematiche affrontate nell’opera come guerra globale e palese violazione dei principii etici sono di estrema attualità e stupisce come un’opera scritta in situazioni tragiche e in cattività come Der Kaiser sia stata premonitrice di eventi e realtà sociali strettamente contemporanee.
Der Kaiser von Atlantis non verrà mai rappresentata sul palcoscenico della Sokolhaus di Theresienstadt: durante l’estate del 1944, nel corso delle prove, intervenne la censura dell’autorità tedesca d’occupazione che trovava il personaggio principale dell’opera, lo sgradevole e maniacale Imperatore Overall troppo simile al Fuehrer.
Il trombettista ebreo danese Paul Aron Sandfort (suonava nell’orchestra dell’opera di Ullmann a Theresienstadt) riferì che Kurt Rahm, comandante della guarnigione tedesca a Theresienstadt intimò al compositore di modificare decisamente il libretto, minacciandolo di serie ritorsioni se non l’avesse fatto. Ullmann non lo fece, ragion per cui il comandante tedesco ordinò di annullare l’allestimento dell’opera; alle prove generali si presentò unicamente il trombettista Sandfort che, al contrario di Ullmann e dell’orchestra, non subì il trasferimento al Campo di sterminio di Auschwitz perchè era danese e la Croce Rossa del suo Paese vigiliò sulla sua incolumità.
Con la rappresentazione a Barletta della geniale opera scritta da Ullmann a Theresienstadt si conclude il Festival regionale di musica ebraica Musica Judaica 2009-2010 diretto dal pianista Francesco Lotoro e patrocinato da assessorato al Mediterraneo della Regione Puglia, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e Comunità Ebraica di Napoli. Ricostruire la stesura originale del Der Kaiser von Atlantis è stato un lavoro difficilissimo e laborioso; ciò tuttavia costituisce un grande punto d’orgoglio sia per l’autore delle ricerche Francesco Lotoro che per i musicisti che da 20 anni collaborano con lui per questo enorme progetto di recupero dell’intera produzione musicale concentrazionaria. Nella specifica ricerca del Der Kaiser von Atlantis, Lotoro e il direttore Paolo Candido hanno letteralmente ricucito la partitura originale avvalendosi non solo delle fonti autografe allocate tra Svizzera, Germania, Repubblica Ceca e Israele ma dei quaderni musicali utilizzati dai cantanti nel Campo di concentramento e che hanno riservato non poche sorprese; ben due Arie della Tamburina (l’una alternativa all’altra), 2 o addirittura 3 testi diversi per alcuni brani, interi frammenti cancellati all’ultimo momento dall’Autore e che con l’opera intera confluiranno nel CD-volume n.18 dell’Enciclopedia discografica KZ Musik (Musikstrasse Roma-Membran Hamburg).
Il cast è composto dal soprano Anna Maria Stella Pansini (la ragazza Bubikopf), il mezzosoprano Francesca De Giorgi (il tamburino), il tenore Filippo Pina Castiglioni (Harlekin e un soldato), il baritono Angelo De Leonardis (la voce dell’altoparlante), il baritono Stefano Anselmi (l’Imperatore di Atlantide) e il basso Ilya Popov (la Morte).
Dirige Paolo Candido, mentre il disegno scenico è affidato a Gianni Cuciniello.
Viktor Ullmann nacque l’1 gennaio 1898 a Teschen (oggi Tesin, Repubblica Ceca); dal 1918 al 1919 studiò con A. Schönberg, J. Polnauer, H. Jalowetz e E. Steuermann.
Dal 1920 al 1927 fu assistente di Alexandr Zemlinsky al Neues Deutsches Theater di Praga; nel 1927, dopo che Zemlinsky lasciò Praga per Berlino assunse la direzione artistica dell’Opera di Aussig.
Nel 1920 Ullmann aderì all’antroposofia trasferendosi con la sua famiglia a Zurigo; dal 1931 al 1933 diresse la libreria antroposofica del Goetheanum di Stoccarda.
Nel 1933 a causa alle Leggi di Norimberga la sua libreria fu chiusa d’autorità; costretto a lasciare la Germania tornò a Praga.
L’8 settembre 1942 Ullmann fu deportato a Theresienstadt; il 16 ottobre 1944 fu condotto con sua moglie e uno dei suoi 3 figli ad Auschwitz dove il giorno dopo morì nelle camere a gas.