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Confronti

Gli anniversari “tondi” inducono ai bilanci, e così non posso fare a meno di ricordare che dieci anni fa ho lasciato la scuola ebraica per lo stato. Se ripenso a quel periodo ricordo i dubbi e le preoccupazioni, in parte analoghi a quelli che avevo sperimentato molti anni prima da allieva: sarà meglio dire subito che sono ebrea? Incontrerò colleghi o allievi antisemiti? Dovrò litigare molto per avere il sabato libero? Riuscirò a stare a casa durante le feste? Timori che in effetti si sono rivelati talvolta tutt’altro che infondati. In compenso, però, il lavoro diventava immensamente più rilassante: non si trattava più della scuola della mia comunità di cui mi sentivo responsabile; diventavo una tra tanti, l’ultima arrivata da cui nessuno pretende nulla. E poi, soprattutto, niente pomeriggi passati a provare la recita di Purim, niente preparazione di uno studio per Pesach, niente attività per Sukkot, niente storia e letteratura ebraica, niente schede da inventare dal nulla per mancanza di libri di testo: ricordo il primo anno nello stato come un anno di vacanza.
A dieci anni di distanza provo però un po’ di nostalgia per queste attività e penso a quanto siano state formative per gli allievi e per me; trattare la storia ebraica in parallelo con la storia generale, per esempio, insegna a guardare la realtà da più punti di vista, talvolta in contrasto tra loro: Tito e Adriano erano grandi imperatori o malvagi distruttori? Noi ebrei italiani, con la nostra identità composita, riusciamo talvolta a guardare lo stesso argomento da più punti di vista contemporaneamente.
D’altra parte il luogo adatto per questo confronto è la scuola pubblica, dove si incontrano più punti di vista e talvolta scopriamo sorprendenti analogie (l’allievo rumeno, per esempio, non ha su Traiano un’opinione migliore di quella che noi ebrei abbiamo su Tito). Per quanto le scuole ebraiche siano importanti, è anche essenziale per noi partecipare a questo confronto e portare nella scuola pubblica, come insegnanti o come allievi, il nostro contributo al dialogo tra diverse culture e identità. Non per niente l’espulsione degli insegnanti e degli allievi ebrei dalle scuole pubbliche è stata vissuta (giustamente) dai nostri genitori e nonni come una catastrofe.

Anna Segre, insegnante