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Giornata della Cultura – “Gli scandali fanno bene”

L’annunciata presenza di Moni Ovadia alle manifestazioni organizzate a Siena in occasione della Giornata Europea della Cultura Ebraica è destinata a fare molto discutere. L’attore ha più volte assunto posizioni estreme e scarsamente responsabili su Israele e i palestinesi. A che titolo la sua presenza potrà contribuire all’obiettivo della Giornata, che è comunicare all’opinione pubblica la realtà dell’ebraismo italiano? (Sebastiano Pavi, Bologna)

“Oportet ut scandala eveniant”. Letteralmente: è opportuno che gli scandali avvengano. Questa massima latina credo sintetizzi bene ciò che è accaduto nelle ultime settimane. A volte, per scatenare una giusta reazione o per far emergere un problema, è necessario un evento scandaloso. Nel caso di specie, la presenza dell’attore e regista Moni Ovadia il 4 settembre a Siena alla Giornata Europea della Cultura Ebraica, ha innescato un dibattito forte e a tratti provinciale. Moni – apprezzabilissimo divulgatore della cultura ebraica – ha in diverse occasioni espresso idee su Israele e sulla causa palestinese distanti anni luce da me e da molti di voi. Ciò nonostante l’ho sempre considerato un amico, un fratello e una persona in grado di raccontare l’ebraismo all’esterno in modo efficace e utile per tutti noi. Per questo ho deciso di invitarlo assieme ad altri ospiti, come l’editore della mitica Giuntina Daniel Vogelmann (autore di Le mie migliori barzellette ebraiche), a Klaus Davi (massmediologo) e a Massimo Caviglia (autore satirico) al talk sull’umorismo ebraico “Da Abramo al Web… l’umorismo ebraico di ieri e di oggi”. In molti mi hanno criticato per aver osato invitare Moni alla Giornata del 4 settembre. Colgo quindi questa occasione che mi dà il direttore di Pagine Ebraiche per spiegarvi le mie ragioni. La Giornata della Cultura Ebraica è l’unico appuntamento aperto al mondo esterno di una certa rilevanza. È l’occasione per noi di aprire i nostri monumenti e tesori ai concittadini, di far conoscere l’immenso patrimonio artistico culturale presente in Italia. L’obbiettivo è chiaro: diffondere la cultura ebraica e far capire quanto sia un patrimonio di tutto il Paese. Che c’entra Israele e la sua politica? Che c’entra la Giornata della Cultura con le personali posizioni dell’attore Ovadia? Nulla, assolutamente nulla. Il mio obbiettivo era ed è fare a Siena il tutto esaurito, portare le persone per un paio d’ore a ridere e a riflettere sull’umorismo ebraico, per questo – mi sono detto – chi meglio di Moni e degli altri ospiti, può interpretare questa situazione? Tutto qua. Non commettiamo l’errore di fare ciò che i nostri cugini fanno abitualmente, cioè la Fatwa. Non appartengono alla nostra cultura l’ostracismo e l’emarginazione: noi siamo il popolo del libro, quello che si accapiglia, litiga, discute per secoli sull’interpretazione di una norma, non siamo certo quelli della “messa al bando” del pensiero che non ci piace. I roghi dei libri e delle idee lasciamoli fare a chi, ieri e oggi, ha tentato e tenta di distruggere il nostro popolo. Mi fa orrore pensare che qualcuno possa dire “tu non sei un mio fratello, tu non puoi parlare!”. Per questo mi è tornata alla mente una storiella dal titolo Chi è ebreo?, tratta dal libro di Vogelmann. Pechino. Un turista americano, sfogliando la sua agendina, si accorge che è il giorno di Kippur. Senza sperarci troppo, chiede al portiere d’albergo: ”Scusi, c’è una sinagoga a Pechino?”. “Celto signole. Plima a destla e seconda a sinistla”. Il turista si reca quindi in sinagoga, che è piena di gente che prega. Poco dopo un cinese gli si avvicina e gli chiede: “Scusi, lei è EBLEO?”. “Si”. “Stlano, non sembra ebleo” Questo piccolo scandalo creato nella vivace Comunità ebraica di Siena / Firenze (che ringrazio per la libertà creativa e la fiducia che mi hanno concesso) ci serva da lezione. Apriamo le nostre sinagoghe, mostriamo i nostri libri, cerchiamo di essere sensibili alla diversità. Siamo figli del nostro tempo e probabilmente mutuiamo dal contesto in cui viviamo pregi e difetti. In questa polemica abbiamo mostrato di essere terribilmente italiani e quindi: “Oportet ut scandala eveniant”, appunto!

David Parenzo

(Pagine Ebraiche, settembre 2011)