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Giornata della Cultura – Perché fare rete

La rete delle relazioni si è messa in moto. Un telefono, una mail: “Siena… la Giornata della Cultura ebraica”… e sei nella rete. Dentro. Parleremo di Rete. Con la Rete. Attraverso la Rete. Il nostro cervello funziona grazie a una fitta griglia di neuroni interconnessi. Le informazioni scorrono veloci tramite stimoli elettrici o chimici. È la rete neurale. L’origine e il modello fisico del nostro vivere logico. È “germen” e “soma” di ogni scambio relazionale. Oggi tutto è rete e tutto è in rete. È rete la Rete distribuita esattamente come un sistema nervoso fatto di nodi, dove ogni nodo elabora i messaggi che riceve e li trasmette al nodo successivo. È la metafora del vivere sociale. Della rete sociale. Del “social network”. Della rete di corrispondenze che ha a che fare con la conoscenza, l’amicizia, l’amore. È rete il lavoro che deve sempre più mettere assieme saperi ed esperienze. È Rete la fede che si tramanda e attraversa anime, corpi, scritture. È rete il sistema dei nostri movimenti. Reti di binari, di strade. Reti che cercano di modificare il loro comportamento al variare di stimoli esterni. Reti che apprendono e che evidenziano più vocazione biologica che meccanica. Reti di telecomunicazioni, reti elettriche. Punti che si susseguono, si rincorrono, penetrano l’aria, la terra. Reti televisive, reti radiofoniche. Gangli di un organismo connesso quasi umano. Dove ogni pezzetto vive come elemento strutturale. Qualcosa scompare ma il “network” sopravvive. Reti politiche; che si adattano al sistema sociale e si modificano modificandolo. Reti di spionaggio, reti criminali, reti finanziarie. Reti spirituali. Impianti fisici e metafisici. Pensieri e azioni che si amplificano in rete e ancora dati che passano di punto in punto. Peerto- peer, appunto. È Internet con le sue allegorie di intelletto condiviso, di intelligenza atomizzata, distribuita, sicura. È la Rete e la sua falsariga di reticoli sinaptici allo specchio. Reti di reti in rete. A Siena intanto, dobbiamo far rete.

Giuseppe Burschtein, Italia ebraica, agosto 2011