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Nella parashà di Toledòt è scritto che Yitzchàk amava Esàv perché la caccia era nella sua bocca. Secondo un midràsh riportato da Rashì, questa frase si riferisce alla capacità di Esàv di ingannare con le parole. Il riferimento del midràsh non è solo al personaggio Esàv ma alla civiltà che secondo i Chakhamìm da lui discende. Quella civiltà è la civiltà in cui noi viviamo. Nella cultura occidentale le parole sono fondamentali e a volte vengono usate in modo manipolatorio. Ieri, in risposta all’intervento di Rav Riccardo Di Segni, Guido Vitale ha detto che le parole di un giornalista non hanno il potere di cambiare la realtà. Può darsi che non abbiano questo potere ma hanno sicuramente il potere di orientare la nostra percezione della realtà.

Alfonso Arbib, rabbino capo di Milano