Napoli abbraccia Noa

Meravigliosa! Grida da un palchetto una signora con la o aperta e la s sorda. Siamo al Teatro San Carlo di Napoli e Noa ha appena finito di cantare il secondo bis. Immediatamente prima ha regalato al pubblico numeroso e festante la canzone scritta per il film La vita è bella, suo cavallo di battaglia. Il pubblico straripante la ascolta ormai in piedi per renderle omaggio e continua con lunghissime ovazioni a trattenerla sul palco. Un trionfo per Napoli, per Israele e per tutte le genti del Mediterraneo.
Noapolis, Noa sings Napoli, si intitola così il concerto che ha aperto ieri sera il Napoli teatro festival Italia, 25 giorni di spettacoli per un totale di 130 rappresentazioni che si terranno in oltre 30 luoghi fra teatri classici e location inusuali fra il 7 e il 24 giugno e dopo la pausa estiva dal 25 al 30 settembre. Quest’anno il festival dedica ampio spazio alla cultura israeliana, in particolare alla sua danza contemporanea, che sta vivendo una stagione importantissima e molto vitale. Il numero di giugno di Pagine Ebraiche dedica proprio a questo tema il dossier Passo di danza che sarà distribuito alle decine di migliaia di visitatori del festival napoletano.
Per questo motivo, il nuovo direttore artistico Luca De Fusco ha scelto di affidare a Noa, regina della world music e cantante israeliana per eccellenza, la serata inaugurale: una presentazione dell’ultimo disco dell’artista, dedicato alla canzone napoletana. Accompagnata dal quartetto d’archi napoletano Solis String Quartett e da Gil Dor, chitarrista israeliano che scoprì il suo talento 23 anni fa e suo direttore musicale da allora, Noa canta i classici più famosi della canzone napoletana, da Torna a Surriento a Era de maggio, a Santa Lucia. In un napoletano quasi perfetto declama con grande chiarezza trame misteriose e topoi arcaici, come quello della ragazza promessa dai genitori, per denaro, a un uomo che non vuole sposare. E’ il caso di Sia maledetta l’acqua stamattina, di cui Noa propone subito dopo la “gemella” yemenita: una canzone sullo stesso tema che ha imparato da sua nonna. Tutto il mondo è paese.
L’atmosfera è molto intima, nonostante l’ufficialità della serata, l’eleganza delle signore napoletane che affollano il teatro assieme ai loro accompagnatori e l’imponenza del teatro San Carlo pieno, imponenza verso la quale Noa compie, con ragione, un gesto di sorpresa ed emozione all’accendersi delle luci a fine concerto. Si ha l’impressione di assistere a un evento di pura musica, dove nulla è concesso alla spettacolarità per concentrarsi unicamente sulla perfezione e la bellezza del suono. Palco spoglio, in scena soltanto gli strumenti, qualche sedia e sgabello, luci monocolori e disposte in un’unica fila. Perfino Noa ha rinunciato a ogni sfarzo: indossa semplici pantaloni e un top nella prima parte del concerto, un abito altrettanto semplice nella seconda. Tutto nero. Anche i maestri del Solis String Quartett ostentano una certa sobrietà e si concentrano unicamente sulla musica. La precisione dell’esecuzione non toglie nulla, e anzi giova al sentimento dell’interpretazione, che è caldo, e, per ammissione di Noa stessa, “da innamorata”. La cantante racconta infatti di come il suo amore per la cultura napoletana si sia acceso molti anni prima di metter piede in città, grazie ai suoi vicini di casa, napoletani emigrati, che abitavano accanto ai suoi genitori quando da ragazzina viveva nel Bronx, a New York. Il pubblico esplode poi in una risata compiaciuta quando Noa racconta che il suo primo impiego è stato proprio in una pizzeria napoletana, a 15 anni.
Durante la cena di gala offerta in suo onore dopo il concerto dal nuovo ambasciatore israeliano in Italia Naor Gilon, ricevuto con molto calore e interesse al suo ingresso in teatro a inizio serata, Noa parla ancora di Napoli, questa volta senza musica, per dire che sente nell’aria un vento di cambiamento, una voglia di costruire per il futuro. “Pensavo – aggiunge Gilon raggiante – di essere un buon ambasciatore, ma forse è lei la nostra migliore ambasciatrice fra le genti”.

Miriam Camerini

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