Qui Milano – JOB, un aiuto a chi cerca lavoro

Si può dire che il mondo del lavoro sia una grande metafora, in cui le situazioni della vita sono il modello delle sue strutture. Questo è emerso ieri sera a Milano, alla Scuola della Comunità ebraica, alla presentazione con aperitivo di Job, l’agenzia di intermediazione al lavoro autorizzata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e promossa dalla stessa Comunità, che è nata dall’impegno di Daniel Fishman, consulente di comunicazione e suo coordinatore insieme a Miriam Levi, esperta di recruiting, e Dalia Fano, responsabile dei servizi sociali della Comunità. “Un’iniziativa che in Consiglio abbiamo sostenuto con entusiasmo perché percepiamo i bisogni più vivi dei nostri iscritti: in questi due anni abbiamo cercato di uscire dallo schema dei semplici aiuti alle famiglie, cercando di essere più propositivi”, ha detto in apertura di serata l’assessore uscente ai Servizi Sociali della Comunità Claudio Gabbai. La Comunità ebraica “è un acquario all’interno del quale tanti pesci diversi navigano insieme: qualcosa di buono può sicuramente venire fuori”, ha spiegato Daniel Fishman, illustrando i due obiettivi principali di Job: non solo creare una rete all’interno della Comunità per mettere in contatto persone che non si conoscono e dare vita a nuovi rapporti lavorativi, ma anche organizzare incontri di preparazione con lo scopo di aiutare i candidati a presentare al meglio ciò che hanno da offrire e valutare ciò che viene loro offerto. Perché cercare un lavoro vuol dire “essere il capo progetto della vendita delle proprie competenze: il primo passo è conoscere se stessi e porsi degli obiettivi che siano coerenti”, ha chiarito nel suo intervento Fausto Fantini, Career Management Fellow, specificando che “quello che dobbiamo vendere è il nostro vantaggio competitivo, la caratteristica che ci rende unici, smettendo di ancorarci al curriculum, nient’altro che un necrologio, un elenco di ciò che abbiamo fatto nel passato, ma concentrandoci su quello che siamo diventati e che abbiamo da offrire”. E lo ha confermato anche Giorgio Del Mare, amministratore delegato di Methodos: “In particolare dobbiamo mettere in risalto i tratti della nostra leadership, perché in un momento in cui il posto fisso non esiste più e si cambia spesso, nelle aziende c’è bisogno di locomotive, non di vagoni”. E riprendendo questo punto, Roberto Maconi, amministratore delegato di Herbrooks, ha specificato che “bisogna essere leader ‘accesi’, non ‘spenti’, e cioè non limitarsi a svolgere il proprio compito in modo asettico, ma cercare di coinvolgere e stimolare il più possibile quelli che ci stanno intorno, perché la crisi di oggi porta le aziende a ricercare figure non solo competenti, ma anche con doti caratteriali e relazionali”. Ma non stiamo parlando solo di grandi manager. Andrea Serpi, dell’area orientamento dell AEI, cooperativa Accoglienza e Integrazione, nel suo intervento ha spiegato come la lotta e la competizione che sono aumentate negli ultimi anni abbiano spinto le società a un incremento della qualità e quindi della professionalità di tutti i lavoratori, anche quelli che non puntano per forza al top. Ecco perché si stanno moltiplicando gli interventi di coaching e di counceling anche nei gradini più bassi delle aziende. Ed ecco perché, per trovare lavoro, è necessario essere sempre più aggiornati e preparati. Per farlo, è possibile rivolgersi a enti come l’Agenzia per la formazione, l’orientamento e il lavoro della Provincia di Milano, che ha uno dei suoi edifici proprio in via Soderini, nel quartiere della Scuola ebraica, ed era rappresentata ieri sera dalla responsabile del Polo Orientamento Daniela Ferrari. “La Provincia di Milano offre corsi di formazione e aiuto nell’orientamento, avvalendosi anche di tecnologie che permettono di simulare più e più volte i colloqui di selezione per essere pronti al massimo: anche l’allenamento è importante e ripetere più è più volte la partita aiuta ad arrivare più preparati all’incontro decisivo”, ha detto. Insomma, per trovare lavoro bisogna essere duttili e svegli. Secondo Franco Fantini il paradigma del futuro è il surfista, capace di cavalcare l’onda giusta e di abbandonarla per saltare su un’altra quando questa cala. A conclusione della serata l’intervento di Alfonso Sassun, Segretario Generale della Comunità ebraica di Milano, che ha illustrato come la Torah si ponga in relazione al mondo del lavoro: ha fatto notare come già al suo interno fosse evidente la necessità di tutelare il lavoratore, che viene sempre paragonato al povero, in modo tale che il datore di lavoro sia sempre stimolato, seguendo gli insegnamenti della Torah, a non sfruttarlo e a pagarlo sempre per tempo. Un vero peccato che ieri sera fra il pubblico ci fossero pochissimi giovani e che ancor meno si siano trattenuti fino alla fine. In fondo, sono loro che dovrebbero essere più preoccupati di informarsi su come trovare un lavoro, dal momento che con l’attuale scarsità di posti fissi e l’aumento dell’età della pensione saranno costretti in futuro a cambiarne un bel po’. Già perse tutte le speranze? Svogliati? Oppure semplicemente spaventati da questo mondo di pesci, venditori di competenze, necrologi, locomotive, allenamenti e surfisti?

Francesca Matalon – twitter @MatalonF

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