“Progressi e nuovi accordi nel dialogo con i cattolici” L’ambasciatore Lewy lascia con un messaggio di speranza

Un incontro a 360 gradi quello con cui Mordechay Lewy, ambasciatore israeliano presso la Santa Sede sul punto di lasciare l’incarico per la scadenza del suo mandato si è congedato dai giornalisti. Il diplomatico ha seccamente smentito un suo coinvolgimento nella decisione dello Yad Vashem, il Museo della Shoah di Gerusalemme, di riformulare le didascalie del pannello dedicato a Pio XII che negli scorsi giorni hanno suscitato un acceso dibattito proprio per la presunta “politicità” della decisione.
Non è stata questa tuttavia l’unica questione di attualità dei rapporti tra Vaticano e Israele su cui l’ambasciatore si è soffermato. “Molto vicina” ha definito la firma di un accordo economico bilaterale tra i due Stati. “Restano pendenti solo questioni giuridiche che possono essere risolte” ha spiegato il diplomatico, sottolineando come i negoziati, condotti in diverse lingue, siano anche rallentanti dalla necessità di un complesso lavoro di interpretazione dei testi, e da alcuni nodi legati alla municipalità di Gerusalemme e all’autorità del parco nazionale, che sono enti separati dallo Stato e non sono rappresentati negli incontri. Soltanto queste sarebbero le ragioni per cui l’accordo non sarebbe stato concluso già nella sessione plenaria della Commissione bilaterale permanente di lavoro fra lo Stato d’Israele e la Santa Sede dello scorso 12 giugno.
La definizione dei protocolli relativi all’articolo 10 paragrafo 2 dell’Accordo fondamentale fra Israele e Vaticano siglato nel 1993 si è rivelata uno dei punti più complessi dei rapporti fra i due Stati “La Santa Sede e lo Stato d’Israele negozieranno in buona fede un accordo complessivo, che contempli soluzioni accettabili da ambo le parti su punti non chiari, non fissati o discussi a proposito della proprietà e di questioni economiche e fiscali che riguardano in generale la chiesa cattolica o specifiche comunità o istituzioni cattoliche” recita il testo. Una formulazione molto ampia, che comprende tra l’altro tutte le questioni legate ai diritti e alle proprietà acquisiti dalla Chiesa in Israele prima nel 1948. La prossima sessione plenaria è prevista solo per dicembre. Ma l’ambasciatore Lewy non esclude che la firma possa arrivare anche prima.
Nel frattempo, Israele ha deciso di togliere le limitazioni ai visti sui passaporti diplomatici della Santa Sede, muovendo un passo importante nella direzione dell’accordo. “Sinora non era chiaro chi poteva entrare e alcuni di coloro che entravano potevano essere prima annunciati, osservati, controllati. Ora la situazione è ribaltata: vale il principio che hai diritto ad entrare in Israele” ha spiegato.
La conferenza stampa è stata anche occasione per affrontare il tema dei rapporti tra Chiesa e mondo ebraico. ‘”Ratzinger ha dato prova della sua amicizia verso gli ebrei” ha osservato il diplomatico israeliano tracciando un bilancio dei suoi cinque anni in Vaticano, anni in cui non sono mancati appuntamenti densi di significato storico e simbolico, come la visita di Benedetto XVI alla sinagoga di Roma nel 2009, e momenti difficili: non solo i nodi legati alla condotta di Pio XII, ma anche il reintegro del messale latino, con la preghiera del Venerdì Santo per la conversione degli ebrei, poi corretta, e ancora le esternazioni di alcuni esponenti del mondo lefebvriano con cui il Vaticano è impegnato in un’opera di riconciliazione. A questo proposito Lewy ha manifestato soddisfazione per la nomina di monsignor Augustine Di Noia a vice presidente della pontificia commissione Ecclesia Dei che conduce il negoziato con i Lefebvriani, e ha espresso apprezzamento per l’operato del cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, e soprattutto dello stesso Papa, dicendosi fiducioso che Benedetto XVI non permetterà che il documento conciliare Nostra Aetate, pilastro fondamentale nei nuovi rapporti tra cattolicesimo ed ebraismo, venga messo in discussione.
“La diplomazia è fatta anche e soprattutto di gesti di cui devono essere riempite le relazioni bilaterali. E il gesto più significativo di Benedetto XVI è stato l’aver assolto gli ebrei dall’accusa di aver causato la condanna a morte di Cristo nella biografia di Gesù di Nazaret da lui scritta – il messaggio dell’ambasciatore – Immediatamente dopo, il premier Bibi Netanyahu ha voluto ringraziare il papa con un grande albero di ulivo, importante simbolo di amicizia”.

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