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regole…

Il brano di questa settimana si conclude con una norma di non facile comprensione: quello della “ ‘eglà ‘arufà”, la vitella decapitata. La Torah stabilisce che se si trova in un campo un morto ammazzato e non si ha alcun modo per scoprire chi ha commesso l’omicidio, i capi ed i sacerdoti della città più vicina devono recarsi sul più vicino alveo di torrente, decapitarvi una vitella e, lavandosi le mani, dichiarare la propria estraneità al delitto.
Questa è la regola, alla quale ho accennato molto brevemente perché non è direttamente ad essa che voglio appoggiarmi, bensì ad un midràsh ad essa collegato.
Il Midràsh sostiene che quando Yosèf fu mandato dal padre a vedere come stavano i fratelli, ed a seguito di ciò fu venduto, col padre stava studiando proprio questa regola; e solo quando, anni dopo, glielo ricordò tramite i fratelli, Ya‘aqòv si convinse che il suo figlio dato per sbranato era vivo.
È chiaro che la domanda su come potessero Ya‘aqòv e Yosèf conoscere questa regola, visto che la Torah non era ancora stata data, è una domanda mal posta: i nostri Maestri – benché affermino che i Patriarchi conoscevano ed osservavano tutta la Torah – sanno perfettamente che “storicamente” non è stato così. Se fanno un’affermazione di questo genere, è per trasmetterci un insegnamento diverso. La vera domanda è: che cosa ha a che fare la storia di Ya‘aqòv e di Yosèf con la ‘eglà ‘arufà?
Di per sé è una delle regole che ci sembrano meno comprensibili. Il solo fatto di ricordarla e studiarla è uno strumento attraverso il quale Israele sopravvive (come è detto a proposito di Ya‘aqòv, dove si legge che quando sentì le parole di Yosèf, “wa-techì rùach Ya‘aqòv”, “sopravvisse lo spirito di Ya‘aqòv”.
Il principio cui la regola della ‘eglà ‘arufà si ispira è quello della responsabilità indiretta, quella responsabilità solo morale che però è fondamentale nel mantenere l’identità e la coesione di Israele. Affinché lo spirito, la spiritualità d’Israele rimanga in vita è necessario continuare a studiare, conoscere, approfondire e mettere in pratica i valori etici e pratici delle mitzvot.

Elia Richetti, presidente dell’Assemblea rabbinica italiana