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Qui Torre Pellice – I valdesi all’appuntamento del Sinodo

Si apre questo pomeriggio a Torre Pellice, nel cuore delle valli piemontesi che sono la casa dei calvinisti italiani, il Sinodo delle Chiese metodiste e valdesi, appuntamento annuale che oltre a svolgere le sue funzioni istituzionali è anche un’occasione di incontro per la minoranza protestante. Oltre ai 180 partecipanti di diritto ai lavori, sia pastori che laici, in molti infatti tornano nelle valli e colgono il momento per ritrovarsi.
La comunità valdese, che conta su circa 25 mila componenti in Italia e ha alle spalle una storia millenaria, ha percorsi storicamente intrecciati a quelli delle comunità ebraiche, sia nell’essere pochi e ostinatamente diversi, che nei percorsi concordatari che nella percezione comune. Questo senso di vicinanza è ovviamente molto più sentito nelle aree dove la presenza valdese è più forte e in particolare nelle realtà ebraiche piemontesi. Molti per esempio sono i valdesi che hanno frequentato e frequentano la Scuola ebraica di Torino e anche le amicizie e la collaborazione hanno radici profonde.
Le affinità fra le comunità ebraiche e valdesi hanno portato anche recentemente a occasioni di collaborazione e lo scorso luglio i valdesi Simona Menghini e Sergio Velluto hanno partecipato ai lavori di Redazione Aperta, l’appuntamento annuale che raccoglie tutta la redazione e numerosi collaboratori di Pagine Ebraiche ospiti della Comunità ebraica di Trieste. È stata una interessante occasione di confronto su temi importanti come la comunicazione verso l’esterno e la raccolta delle risorse, in particolare l’Otto per mille, argomento su cui la comunità valdese, forte anche di un ultimo incremento annuale del 12 per cento, mette da sempre a segno risultati di tutto rispetto.
Il Sinodo comincia oggi e si concluderà venerdì con l’elezione del nuovo Moderatore, il presidente della Tavola valdese – l’organo esecutivo, composto da sette persone – che ha svariati compiti, tra cui mettere in pratica le decisioni sinodali, curare gli interessi comuni e quelli delle chiese locali. Inoltre la Tavola deve preparare una relazione annuale della propria attività, che viene esaminata nel Sinodo successivo.
Il numero sette ricorre anche nei percorsi dei singoli pastori, perché è il periodo massimo di permanenza in carica in una stessa chiesa, dopo il quale il pastore (o la pastora) viene destinato ad altra sede, prassi sicuramente faticosa, soprattutto per le famiglie, ma che a detta dei diretti interessati garantisce rapporti equilibrati e porta ad un enorme arricchimento, sia per le comunità che per i singoli coinvolti.
Ogni anno il Sinodo ha alcuni appuntamenti principali in cui i partecipanti si confrontano e su cui vengono definite delle linee guida. Quest’anno obiettivo puntato sui giovani, in una società sempre più multiculturale come è quella italiana, sulle politiche migratorie e la laicità dello Stato e senza perdere di vista l’attuale crisi economica e finanziaria con tutte le sue implicazioni, anche sotto il profilo religioso.
“L’illusione di uno sviluppo senza limiti è finita – spiega la Moderatora uscente Maria Bonafede – e dobbiamo liberarci di questa idolatria. Si tratta di immaginare e praticare nuovi stili di vita e le chiese possono fare molto a questo riguardo.”
La pastora Bonafede, che è stata la prima donna a ricoprire questo incarico, ha raccontato: “Io non mi sono trasformata in un uomo diventando Moderatora: sono rimasta quello che ero. Una difficoltà che credevo di trovare e che non ho trovato affatto è il riconoscimento degli altri, delle altre chiese, compresa la Chiesa Cattolica. Per loro era normale: si elegge una Moderatora e quello è.”
Crisi economica e giovani, relazioni con le altre confessioni religiose, migrazioni, bioetica, famiglie al plurale, fede e omosessualità. Sono tanti i temi che hanno attraversato la chiesa e la società in questi anni, e in una sorta di bilancio sul suo settennato, prima di passare il testimone, ha aggiunto: “Sicuramente le questioni etiche sono state importanti. Credo che abbiamo raggiunto delle buone posizioni di apertura e accoglienza, pur nel rispetto della sensibilità, della propria fede, della ricerca biblica. Credo che le aperture che si sono create in questi anni debbano essere solchi da continuare a percorrere. Direi che è una realtà viva, preoccupata della sua testimonianza ma anche della sua sussistenza. È una realtà però, in cui si sono affacciate in questi anni molte belle energie giovani che vanno valorizzate. Non è una chiesa vecchia o di vecchi. Ma che può rendere una testimonianza efficace in Italia. Quindi direi viva, preoccupata e anche da incoraggiare.”

Ada Treves twitter @atrevesmoked