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Paralimpiadi – Il coraggio di Martine

Tra le tante straordinarie storie che animano la 14esima edizione delle Paralimpiadi al via quest’oggi spicca la vicenda di Martine Wright, pallavolista della nazionale inglese vittima del terribile attentato che colpì la metropolitana di Londra il 7 luglio del 2005. Martine quel giorno era in ritardo a lavoro dopo una notte di festeggiamenti legata all’assegnazione dei Giochi del 2012 alla sua città. Un balzo rapido per non perdere la vettura che l’avrebbe portata in ufficio appena in tempo sancisce il tragico incontro con l’ordigno esplosivo azionato dal qaedista Shehzad Tanweer. Cinquantacinque morti, svariate centinaia i feriti: l’orrore torna a colpire il cuore dell’Europa pochi mesi dopo la strage alla stazione dei treni di Madrid. Martine riesce miracolosamente a sopravvivere in un percorso di ripresa che sarà lungo e travagliato ma perde la funzionalità di entrambe le gambe.

È l’ora dello sofferenza, di una vita da incastrare con equilibri inattesi e complicati. Ma scatta anche la molla dell’orgoglio e della speranza, il desiderio di godere fino in fondo delle cose belle della vita senza farsi travolgere dalle avversità. Con pazienza Martine corona il sogno di una vita ‘normale’: si sposa con Nick, il compagno di sempre, e insieme hanno un bambino. Un nuovo fortissimo stimolo lo trova poi nello sport che ‘scopre’ in un ospedale londinese dove regolarmente si svolgono tornei per atleti con arti amputati sulla scia della strada aperta proprio in quella struttura dal padre delle Paralimpiadi, il medico ebreo di origine tedesca Ludwig Guttman. Martine si lancia entusiasticamente in questa esperienza: tennis, tiro con l’arco, persino paracadutismo. Arriva infine la pallavolo, disciplina in cui eccelle tanto da conquistare un posto da titolare nella rappresentativa nazionale. Da oggi inizia la sua avventura a cinque cerchi. L’emozione, per sua stessa ammissione, è fortissima. “È un qualcosa di indescrivibile, ma so di non essere sola”.

a.s – @asmulevichmoked