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Noach…

Noach, secondo un certo pensiero della Chasidùt, è il paradigma di una persona che quando fa freddo indossa una pelliccia scaldando in questo modo solo se stesso. A questa modalità di difendersi dal freddo si contrappone il modello di Avrahàm avinu che per combattere il freddo accende dei fuochi, così da scaldare anche altre persone. Sono ambedue, modelli educativi, molto diversi, su come affrontare il diluvio dell’assimilazione che rischia di sommergerci. Nel mondo ebraico, anche in quello italiano, ci sono già diversi esempi di comunità che hanno scelto di costruirsi un’arca dove riparare se stessi e le proprie famiglie dal pericolo di inondazioni fatali. E’ indubbio che il modello di Avrahàm avinu, le cui tende sono aperte per accogliere chiunque, ci affascina di più di quello di Noach, ed è quello che molti vorrebbero perseguire, correndo il rischio di accogliere anche ciò che non si desidera. Ma di questa storia non possiamo eludere un interrogativo inquietante. Che fine hanno fatto tutti i seguaci che Avraham avinu aveva raccolto intorno a sé? Di questo enorme entourage che il nostro patriarca aveva accolto nelle sue tende, la Torah non ce ne parla più. In verità nella scuola di Avraham avinu resta un solo e unico discepolo, Eliezer, che, per un mirabile paradosso, è il figlio di Nimròd, colui che ha cercato in tutti i modi di ostacolare lo sviluppo dell’insegnamento del nostro primo patriarca.

Roberto Della Rocca, rabbino