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Lazio in campo contro il razzismo

No al razzismo. Un messaggio semplice e allo stesso tempo inequivocabile di cui si sono fatti ambasciatori i giocatori della Lazio con la maglietta ‘No racism’ fatta preparare dal presidente Lotito e indossata ieri sera dagli aquilotti nel match contro l’Udinese a testimonianza, spiega il numero uno biancoceleste, dell’impegno profuso dalla società per veicolare valori positivi e contrastare le frange del tifo violento ed estremista. “Siamo estranei ai fatti di Campo dei Fiori, non accetto la criminalizzazione dei nostri tifosi”, ha affermato Lotito nel presentare questa iniziativa. Un concetto ribadito dagli stessi supporter con un perentorio striscione esposto nella Nord: “Stoltezza e idiozia non albergano in questa curva. Giù le mani dalla Lazio e dai laziali”. In realtà l’idiozia da qualche parte alberga, soprattutto nel primo tempo, quando alcuni facinorosi provano a intonare cori tristemente noti all’opinione pubblica. Ma è un fenomeno minoritario che suscita la risposta sdegnata di tutto lo stadio: una bordata di fischi sommerge la pessima iniziativa di pochi. In tribuna, tra gli altri, il presidente del Keren Kayemeth LeIsrael e assessore UCEI Raffaele Sassun che afferma: “Il presidente Lotito, amico sincero di Israele e del mondo ebraico, ha personalmente a cuore il problema del razzismo negli stadi. Un fenomeno che riguarda piccoli gruppi di tifosi e che sta cercando di contrastare in modo pulito e con l’obiettivo di isolare i violenti dalla stragrande maggioranza del tifo sano”. L’iniziativa ha fatto il giro del mondo suscitando molti consensi ma anche alcune contestazioni. Daniele Regard, presidente uscente dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia, la ritiene poco concreta. “Una cosa sola va fatta – scrive sul proprio profilo Facebook – sospensione della partita e tutti a casa”. Il presidente del Maccabi Italia Vittorio Pavoncello, in partenza per il Congresso europeo di Basilea, riflette invece perplesso sulla scelta linguistica e si chiede: “Per quale motivo il messaggio era scritto in inglese? A chi doveva essere rivolto se non ai tifosi della Lazio? Forse era diretto all’estero a chi dovrà giudicare i cori antisemiti di Lazio-Tottenham?”. (Adam Smulevich)