…Israele

Israele si isola dal mondo e il mondo se la prende con Israele; o, per chi preferisce la visione inversa, il mondo se la prende con Israele e Israele si isola dal mondo; in Israele si risveglia l’opposizione a Netanyahu e alla decisione di espandere gli insediamenti; Bersani non appoggia Israele ‘senza se e senza ma’, e gruppi di ebrei italiani, per ripicca, dichiarano di voler votare Renzi alle primarie, e Bersani, malgrado questa agghiacciante opposizione della strapotente lobby ebraica (che per fortuna non esiste), trionfa oltre ogni aspettativa (sta a vedere che è colpa degli ebrei!); una recente indagine mostra come il grado di divisione delle comunità ebraiche italiane abbia superato i limiti di guardia; e certa dis-informazione interna ha raggiunto limiti inaccettabili di estremismo, che è anch’esso una forma pericolosa di isolamento dalla realtà e di cecità di fronte ai punti di vista altrui. Accostati questi elementi l’uno all’altro, si ha la sensazione di essere sempre più vicini al fondo di un vicolo cieco. E ci si chiede allora se non sia il caso che l’ebraismo, italiano e non, riconsideri i propri punti di riferimento e, magari, si cerchino nuovi ‘opinion maker’ e nuove guide, più lungimiranti e un gocciolino più illuminati. Si dirà che la qualità dell’ebraismo e quella delle sue guide sono interdipendenti. Ed è ovvio: del valore dei rappresentanti è sempre responsabile chi li sceglie. Ma, quando ci si accorge di essere vicini a un precipizio esiste anche la possibilità di aprire gli occhi per evitare esiti suicidi, da cui la Torah ci impone di esimerci.

Dario Calimani, anglista