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…comunità

Le parole hanno significati. Alcune di esse destano anche sensazioni. La parola “comunità” rientra tra queste. Comunità è intesa come “luogo caldo”, intimo, confortevole, caratterizzato da reciproca comprensione. Non sono sicuro che sia proprio così, ma diciamo che c’è un desiderio che sia così.
Alcuni anni fa il sociologo Zygmunt Bauman riflettendo sulla dimensione della comunità come desiderio (“Voglia di comunità”, Laterza, Roma–Bari 2001, p. 6) non ha mancato di richiamare la nostra attenzione proponendo di distinguere tra la comunità dei nostri sogni e ciò che chiama la ‘comunità realmente esistente’ specificando come con questo termine sia da intendere “una collettività che pretende di essere la comunità incarnata e che a partire da questa convinzione esige una lealtà incondizionata in cui qualsiasi altro atteggiamento è percepito come un imperdonabile atto di tradimento”. “La ‘comunità realmente esistente’ – prosegue Bauman – qualora ce ne trovassimo partecipi, reclamerebbe ubbidienza assoluta in cambio dei servizi erogati o che promette di erogare”.
E perciò si chiede: “Desideri la sicurezza? Cedi la tua libertà, o quanto meno buona parte di essa. Desideri la tranquillità? Non fidarti di nessuno al di fuori della comunità. Desideri la reciproca comprensione? Non parlare con gli estranei e non usare lingue straniere. Desideri provare questa piacevole sensazione di intimo ambiente familiare? Istalla un allarme alla porta e un sistema di telecamere nel giardino. Desideri l’incolumità? Non far entrare estranei ed evita a tua volta comportamenti strani e pensieri bizzarri. Desideri calore? Non avvicinarti alle finestre e non osare mai aprirne una”. E termina: “Il problema è che se si segue questo consiglio e si tengono le finestre chiuse, l’aria all’interno diventa ben presto stantia e alla fine irrespirabile”.

David Bidussa, storico sociale delle idee