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Cattivi esempi

Le infelicissime frasi pronunciate domenica scorsa dal nostro ex premier somigliano molto a quegli atteggiamenti degli allievi nelle interrogazioni che hanno una particolare capacità di urtare noi insegnanti: esposizione confusa, con termini imprecisi, tipica di chi si tiene sul vago perché non ha studiato; frasi volutamente poco chiare che consentono a chi le pronuncia di affermare che non è stato capito e che intendeva dire tutt’altra cosa; polemiche che si trascinano nei giorni successivi centrate appunto sul supposto malevolo fraintendimento; e ancora, per quanto riguarda più specificamente il Giorno della Memoria, la tendenza a fare confusioni e a mescolare tutto insieme in un caos indistinto: Italia, Germania e resto d’Europa, anni ’30 e ’40, fascismo e nazismo, leggi razziali e Shoah; senza dimenticare infine la tendenza a infilare a sproposito Israele in discorsi in cui non dovrebbe entrare per nulla. Confusioni, a dire il vero, più che comprensibili se consideriamo che i ragazzi nei giorni intorno al 27 gennaio sono sottoposti a un bombardamento di eventi, spettacoli, film, ecc. alla rinfusa e presumibilmente dovranno attendere il loro tredicesimo anno di studio (l’ultimo delle superiori) per avere un inquadramento storico sufficientemente chiaro. Tuttavia i giovani non sempre hanno l’umiltà di riconoscere i propri limiti e a volte credono di sapere tutto su temi di cui hanno sentito parlare fin da quando erano piccoli ma mai in modo preciso e sistematico. E non sempre i ragazzi si sanno assumere la responsabilità di una risposta chiara, giusta o sbagliata che sia, senza cadere nella tentazione di smentirla successivamente.
Il nostro ex premier non è un mio allievo e non spetta a me il penoso compito di assegnargli un voto; quanto agli studenti, in effetti non ci si può stupire troppo se qualche volta imitano cattivi modelli dal mondo degli adulti.

Anna Segre, insegnante

(1 febbraio 2013)