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giustizia…

“…Non favorirai il povero nella sua causa giudiziaria…” (Shemòt 23; 3). Per quanto possano essere nobili le intenzioni non si può pervertire il diritto. La giustizia in tutta la tradizione ebraica non è solo qualcosa che deve correggere l’odio e i conflitti, ma la sua applicazione serve anche a correggere l’amore. E chi proclama che l’amore è il superamento della giustizia vede in questa solo la correzione del male e non anche la correzione del bene. L’amore solleva il problema della giustizia e la giustizia quello dell’amore, l’uno tende a escludere l’altra. Se io amo non sarò giusto e se sarò giusto è perché devo mettere tra parentesi l’amore. La riconciliazione tra amore e giustizia appartiene all’utopia messianica, ed è la tentazione di ogni messianesimo realizzato nel quale amore sussume e sostituisce la giustizia cioè l’amore che dispone ad un perdono al punto di essere connivente con il male ma c’è anche una giustizia così innamorata di se stessa , così narcisista da distruggere il mondo. In tutta la tradizione rabbinica esiste una correzione della giustizia da parte dell’amore e questo si chiama “rachamìm”, misericordia, che deve sempre mitigare la durezza del delitto ed esiste una correzione dell’amore da parte della giustizia. E’ proprio questo ponte tra amore e giustizia ciò che noi chiamiamo l’etica ebraica che ha una faccia rivolta verso l’amore e una faccia rivolta verso la giustizia. Questi valori “etici” si chiamano anche mitzvot.

Roberto Della Rocca, rabbino

(12 febbraio 2013)