La sinagoga di Damasco

Nell’indifferenza con cui si consuma la guerra civile siriana, di cui si parla solo quando i morti ammazzati del giorno superano la media, solo la stampa israeliana ha riportato la notizia del bombardamento di una delle sinagoghe più antiche, quella situata nel sobborgo di Jobar a Damasco. E’ intitolata al profeta Elia e pare sia stata originariamente costruita oltre 2.000 anni fa: per come appare oggi, lo stile è quello del medioevo arabo, con ampi archi leggermente a sesto acuto, impreziositi dall’accostamento di pietre naturali di due colori diversi. L’ambiente è ricco di antichi lumi, la tevà spettacolare posta al centro della sinagoga, l’aron incastonato nel muro, il tetto ottenuto con lunghi tronchi allineati, le vetrate brillanti con i tipici giochi di colori mediterranei. Qualche soldato di Assad ha pensato di prendere l’edificio a colpi di mortaio, pensando – chissà – che fosse il luogo in cui si stava scrivendo la seconda versione dei Protocolli dei Savi di Sion. Oppure aveva tanto odio in corpo da colpire qualsiasi cosa di ebraico avesse a tiro. Quando finirà la guerra civile, dovremo restaurare la sinagoga Jobbar e le altre danneggiate, perché nessun altro se ne occuperà, né Assad né chi lo vuole sostituire: nel frattempo non diventiamo anche noi indifferenti verso quel che accade agli essere umani in Siria e ai segni della nostra cultura.

Daniele Liberanome, critico d’arte

(4 marzo 2013)

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