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Devarim…

All’inizio del libro di Devarìm abbiamo gli ultimi discorsi di Moshè al popolo ebraico poco prima della sua morte. Si tratta più che altro di ammonimenti. Moshè ricorda gli errori e i peccati del popolo ebraico con l’intento di indurli a fare teshuvà. I Chakhamìm si chiedono perché Moshè ammonisca il popolo ebraico solo in questo momento. Rashì riporta varie risposte a questa domanda. Senza entrare nelle varie risposte si potrebbe sinteticamente dire che un ammonimento dato in questo momento particolare non provoca una reazione di ribellione e rifiuto. Ammonire è fondamentale. È una delle 613 mitzvòt ed è strumento indispensabile per poter correggere gli errori. Ma ammonire è estremamente difficile perché la reazione naturale all’ammonimento è il rifiuto. Condizione necessaria perché non ci sia questa reazione è che fra le due parti ci sia un rapporto di affetto e un legame profondo. Moshè si rivolge al popolo ebraico in questo momento perché è il momento in cui il popolo si prepara a separarsi da lui ed è il momento di maggiore legame fra Moshè e il suo popolo.

Alfonso Arbib, rabbino capo di Milano

(12 luglio 2013)