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Triste storia

anna segreSe si considera quanto la storia sia svalutata nella cultura e nella scuola italiana di oggi appare sorprendente che Piergiorgio Odifreddi abbia sentito la necessità di spiegare sul suo blog “che la verità storica è diversa dalla verità matematica” (cito dal dialogo radiofonico con il finto papa Francesco che Alberto Cavaglion ci ha gentilmente segnalato e che la redazione di Moked ha prontamente messo a nostra disposizione). Non so dove si possa incontrare qualcuno che paragoni la verità storica a quella matematica. Stando alla mia esperienza, sarebbe già un bel passo avanti se la storia fosse ritenuta oggettiva almeno quanto la letteratura: nessuno per lo meno mette in discussione che Renzo e Lucia si sposino o che Leopardi abbia scritto l’Infinito. Con la storia, negli anni in cui l’ho insegnata, mi è capitato di tutto: dall’allieva che rigetta per principio la mia spiegazione sulla storia mediorientale (evidentemente troppo filoisraeliana per i suoi gusti), alla madre che sostiene che sua figlia non può studiare le guerre perché è pacifista, alla collega di diritto con cui faccio lezione in compresenza che davanti alla classe mi smentisce categoricamente quando parlo dei silenzi di Pio XII durante la Shoah affermando che dico certe cose solo perché sono ebrea e comunque è tutta questione di opinioni. Sulle cose sentite agli esami di stato (anche da allievi molto preparati in tutte le altre materie) ci sarebbe da scrivere un libro.
È vero che raramente la storia nelle scuole superiori italiane è insegnata da storici (di solito sono filosofi o letterati, come la sottoscritta); è vero che forse molti insegnanti di storia contribuiscono alla scarsa credibilità della disciplina (per fortuna non ho mai incontrato personalmente colleghi di storia che raccontino le assurdità sull’11 settembre di cui parla Cavaglion ma non dubito che ce ne siano molti); tuttavia mi sembra che questa svalutazione della storia arrivi alla scuola dal mondo esterno, dalla politica, dalla televisione, dalla società in generale: tra dichiarazioni che il giorno successivo si afferma non siano mai esistite e dibattiti che sono in realtà risse verbali tra due o più persone che si urlano addosso accusandosi reciprocamente di mentire, pare quasi impossibile accertare se un qualunque fatto, anche quotidiano, sia avvenuto o meno, figuriamoci poi i fatti storici. Se queste brutte abitudini attraversano tutta l’Italia di oggi è difficile sperare che il mondo ebraico ne sia immune, ma questa è un’altra storia.

Anna Segre, insegnante

(1 novembre 2013)