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ambiguità…

Lavàn con i suoi modi ambigui, e interpretando con grande abilità scenica la caricatura del nonno saggio e premuroso, cerca in tutti i modi di impedire a Yaakòv di tornare in Israele con la sua famiglia e di procedere allo sviluppo di un progetto ebraico nella sua terra. Si batte piuttosto per una religione universalista, radicata nella diaspora di Charàn, ancorata agli antenati comuni e a valori indistinti. Dovrà intervenire l’Eterno stesso per impedire al subdolo Lavàn di parlare con Yaakòv “…né in bene, né in male…” (Bereshìt, 31; 24) . I Maestri del Talmùd (Yevamòt, 103 b) si chiedono perché Lavàn non dovrebbe parlare neppure in bene di Yaakòv? Risponde Rabbì Yochanàn a nome di Rabbì Shimòn ben Yochai: “…ogni cosa buona che proviene dai malvagi, è male per i giusti….”. Quando dei modelli di vita sono incompatibili, come quello di Lavàn – seppur parte integrante del nostro DNA – e quello di Yaakòv, diviene perfino impossibile condividere le definizioni di ciò che è bene e ciò che è male.

Roberto Della Rocca, rabbino

(12 novembre 2013)