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Recentemente una donna israeliana, già impegnata nel divorzio dal marito, ha rifiutato di circoncidere il figlio. Il tribunale rabbinico avrebbe deciso di multare la madre del neonato finché il bambino non verrà sottoposto al Brit Milah. L’operazione in sé è semplicissima, non ha vere e proprie conseguenze postoperatorie di rilievo e non incide sulla vita quotidiana. Tuttavia, la donna è decisa a opporsi all’operazione dichiarando di “non avere il diritto di tagliare il prepuzio del figlio”. In Israele non esiste una legge civile in merito al diritto famigliare e tutto lo scontro è solo un pretesto in sede di divorzio presso il tribunale rabbinico. Tutta la questione, in fin dei conti risolvibile con un po’ di buona volontà, viene ingigantita dai media. Qui il bene del bambino non c’entra: è una pura dimostrazione di forza tra le parti in causa. La vera questione è la polemica all’interno della società israeliana riguardo al ruolo dei tribunali rabbinici all’interno del sistema giudiziario.

Paolo Sciunnach, insegnante

(24 febbraio 2014)