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Periscopio – Bioetica ebraica

lucreziDi alto interesse, etico e culturale, la “lectio magistralis”, intitolata “Bioetica ed Ebraismo”, con cui rav Riccardo Di Segni – nella sua doppia veste di rabbino capo di Roma e di vice-presidente del Comitato nazionale di Bioetica – ha inaugurato ieri, presso l’Università “Federico II” di Napoli, l’anno accademico del CIRB (il Centro interuniversitario di ricerca bioetica, organismo che collega, da 18 anni, studiosi e operatori campani di varia estrazione e formazione, uniti da un comune intento di confronto e ricerca). Dalla ampia trattazione effettuata dal relatore (che ha spaziato sulle più varie problematiche al centro del dibattito bioetico, quali i limiti della scienza e della ricerca scientifica, il concetto e la tutela della vita umana, l’inizio e la fine della vita, i trapianti di organo, le cure palliative, il rapporto tra l’uomo e il creato, la maternità surrogata, il suicidio ecc., collegando le tematiche attuali con il patrimonio sapienziale custodito dalle Scritture e affinato dall’interpretazione rabbinica) è emersa con forza la straordinaria fecondità della tradizione di pensiero ebraica come strumento di orientamento, etico e scientifico, utile all’operatore contemporaneo – giurista, medico, scienziato, cittadino – chiamato alle ‘tragic choices’, le scelte tragiche che il progresso della scienza chiama oggi – e sempre più, verosimilmente, chiamerà in futuro – a effettuare. Cosa considerare ‘vita’? La vita è un diritto, o anche un dovere? In quali casi è lecito, o doveroso, interferire con il corso della natura, per cercare di prolungare la vita, o migliorarne le condizioni, e in quali, invece, è lecito o consigliabile evitare tale forma di intervento, o, addirittura, intervenire attivamente per porre termine all’esistenza, quando essa si presenti unicamente come fonte di dolore? A cosa va data la prevalenza, quando la durata della vita e la dignità della persona vivente sembrano prendere strade irrimediabilmente diverse?
Sono tutte domande, com’è evidente, a cui è difficile dare una risposta unica e definitiva, e che, tuttavia, si impongono, all’uomo di oggi, sempre più spesso, con sempre maggiore urgenza. E se nessuna saggezza sarà mai in grado dare certezze, di dispensare dei “sì” e dei “no” validi per ogni circostanza, imprescindibile appare un approccio al problema che sia ancorato a dei solidi punti di riferimento, utili non tanto a offrire le varie risposte, ma a chiarire in che modo, attraverso quali procedure, secondo quali scale di valori sia possibile farlo. Un libro che dica “fate così”, o “non fate così”, sul piano della soluzione dei singoli problemi, potrebbe essere, da questo punto di vista, non solo inutile, ma, addirittura, pericoloso, nel momento che arrivasse a costringere e conculcare la libertà di coscienza, mentre quanto mai preziosa si presenta una tradizione di pensiero, come quella rabbinica, che, da millenni, cerca di coniugare l’indisponibilità dei valori di fondo con la libera responsabilità dell’uomo chiamato a dare ad essi, nelle singole circostanze, attuazione.
Nel ringraziare l’illustre relatore per gli importanti spunti di riflessione forniti, estendiamo un apprezzamento e un ringraziamento per Lorenzo Chieffi, Direttore del CIRB, e per Franco Casavola, presidente del Comitato nazionale di Bioetica – entrambi presenti alla manifestazione di ieri -, che, negli ultimi anni, insieme a rav Di Segni, hanno contribuito a portare il dibattito bioetico del nostro Paese, a livello internazionale, su posizioni di grande rilievo e prestigio; e a diffondere l’idea di una bioetica funzionale non tanto, o non solo, alla tutela della vita, quanto, come ha ricordato Casavola, alla felicità dell’uomo, e alla sua armonia all’interno del creato.

Francesco Lucrezi, storico

(5 marzo 2014)