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Qui Milano – 25 aprile: la Resistenza, le bandiere e noi

25 aprile milano “È un modo di fare che ci porta un passo indietro nei rapporti. Sono molto dispiaciuto. La politica non dovrebbe mescolarsi con la religione”. Il presidente della Comunità ebraica di Milano commenta così la dichiarazione del portavoce del Caim (Coordinamento associazioni islamiche Milano) Davide Piccardo, secondo cui “andare alla manifestazione del 25 aprile con la bandiera israeliana significa insultare la Resistenza”.
“Solo pochi giorni fa Piccardo ci aveva chiesto un incontro, che avremmo fatto volentieri, così come abbiamo ottimi rapporti con altre associazioni islamiche. A tutti coloro che vorrebbero impedire di andare in piazza sotto le insegne della Brigata ebraica, o con le bandiere d’Israele, vorrei suggerire la lettura di qualche libro di storia, e magari un viaggio in Israele, per conoscerne la vera realtà e la grande democrazia” spiega ancora Meghnagi.
Già in passato il Caim aveva dimostrato di essere restio a chiudere le porte agli estremismi: nell’agosto 2013, per la grande festa organizzata per la fine del Ramadan all’Arena, aveva invitato a condurre la preghiera l’imam giordano Riyadh Al-Bustanji, autore di dichiarazioni inneggianti alla jihad e all’odio contro Israele, una scelta che aveva portato la stessa Comunità ebraica milanese a interrompere i rapporti: in quell’occasione, a denunciare “l’applicazione di criteri di organizzazione parapolitica del passato alla rappresentanza religiosa” era stato in un’intervista a Pagine Ebraiche anche Yahya Pallavicini, vicepresidente della Coreis (Comunità Religiosa Islamica) protagonista di un forte legame di dialogo e incontro con le istituzioni ebraiche, a livello locale e nazionale.
A rispondere con forza alle parole di Piccardo, diffuse attraverso i social network, è stato anche l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano Pierfrancesco Majorino “La tua sulla bandiera di Israele è una frase semplicemente terrificante”.
L’episodio arriva in un momento di tensione, dopo gli attacchi rivolti ai simboli della Brigata ebraica e a coloro che hanno scelto di festeggiare il 25 aprile sotto le sue insegne per celebrare la memoria di quei soldati arrivati da lontano per restituire all’Italia la libertà.
Pur condannando la dichiarazione del portavoce del Caim (definita “una bestialità”) e chi “ha insolentito le bandiere con la stella di Davide confermando la persistenza di un antisemitismo di sinistra mascherato da antisionismo” allarga la riflessione il giornalista Gad Lerner che parla di “scelta regressiva e di una forzatura storica” attaccando “i dirigenti delle Comunità ebraiche italiane”: “Da qualche anno (contravvenendo a una lunga tradizione unitaria) essi invitano gli ebrei a partecipare alle manifestazioni del 25 aprile distinguendosi e separandosi dietro allo striscione della Brigata Ebraica – scrive Lerner – Per liberare l’Italia sono morti a decine di migliaia soldati alleati di varie nazionalità e fedi religiose (sì, anche musulmani)”. “Chiediamoci se una tale scelta non risponda a una logica di balcanizzazione e isolamento settario che è l’esatto opposto dei valori del 25 aprile” invita infine il giornalista, che non è nuovo a dure prese di posizione nei confronti dei leader delle istituzioni ebraiche.
Una riflessione, quella di Lerner, che non riscuote molto consenso, come risulta ben evidente da quanto scrive oggi su Pagine Ebraiche 24 la storica Anna Foa. “In Italia, gli ebrei erano numerosi nel CLN, a tutti i livelli – sottolinea – La Brigata Ebraica, integrata nell’armata britannica, ebbe negli ultimi mesi della guerra un ruolo importante nella liberazione dell’Emilia Romagna, con la sua bandiera che viene oggi fischiata e contestata da piccoli gruppi settari ed ignoranti della nostra storia. Gli ebrei combattevano allora, almeno nel nostro paese, insieme agli altri resistenti, facevano parte di una lotta comune e non lottavano solo per salvare gli ebrei, che pure dei nazifascisti erano le prede più immediate. Questo vuol dire che nella memoria della Resistenza gli ebrei hanno il loro posto insieme agli altri italiani. Che la bandiera della Brigata Ebraica deve sfilare fra quelle delle brigate partigiane, brigate dove erano presenti tanti ebrei italiani. Non possiamo lasciare che la prepotenza di pochi e l’ignoranza di troppi separi gli ebrei italiani dagli altri italiani, che gli ebrei che vogliono prendere il loro posto nel ricordo della Liberazione, che è stata di tutti, siano emarginati, separati, considerati estranei. Non vogliamo un ghetto nella memoria”.

Rossella Tercatin twitter @rtercatinmoked

(28 aprile 2014)