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Contrariamente all’immagine ancora diffusa dell’ebreo che si fa portare come una pecora al macello, gli ebrei si sono ribellati, quando è stato loro appena possibile, ai nazisti nei ghetti e nei campi, e fin sulla soglia della camera a gas. Hanno combattuto nel ghetto di Varsavia e hanno combattuto in tutta Europa insieme ai partigiani. In Italia, gli ebrei erano numerosi nel CLN, a tutti i livelli: nelle bande partigiane, nei gappisti nelle città, ai livelli dirigenti della Resistenza, basti pensare a Leo Valiani, a Giorgio Diena, a Vittorio Foa, a Emanuele Artom, a Primo Levi, a Eugenio Curiel, a Eugenio Colorni, a Pino Levi Cavaglione, ad Alberto Terracina, ai tanti altri che combatterono contro i nazisti ed i fascisti. La Brigata Ebraica, integrata nell’armata britannica, ebbe negli ultimi mesi della guerra un ruolo importante nella liberazione dell’Emilia Romagna, con la sua bandiera che viene oggi fischiata e contestata da piccoli gruppi settari ed ignoranti della nostra storia. Gli ebrei combattevano allora, almeno nel nostro paese, insieme agli altri resistenti, facevano parte di una lotta comune e non lottavano solo per salvare gli ebrei, che pure dei nazifascisti erano le prede più immediate. Questo vuol dire che nella memoria della Resistenza gli ebrei hanno il loro posto insieme agli altri italiani. Che la bandiera della Brigata Ebraica deve sfilare fra quelle delle brigate partigiane, brigate dove erano presenti tanti ebrei italiani. Non possiamo lasciare che la prepotenza di pochi e l’ignoranza di troppi separi gli ebrei italiani dagli altri italiani, che gli ebrei che vogliono prendere il loro posto nel ricordo della Liberazione, che è stata di tutti, siano emarginati, separati, considerati estranei. Non vogliamo un ghetto nella memoria.

Anna Foa, storica

(28 aprile 2014)