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Qui Torino – Insieme contro l’indifferenza

Alla chiamata a combattere contro indifferenza e rassegnazione, a Torino hanno risposto in tanti: davanti a Palazzo Carignano, luogo simbolo del Risorgimento e del percorso verso i diritti civili e politici delle religioni minoritarie, la Comunità ebraica è stata invitata dalla Comunità di Sant’Egidio e dal Comune di Torino a portare la propria voce durante la serata di solidarietà verso la sofferenza dei cristiani che oggi continuano ad essere vittime della violenza. La città ha saputo mostrare il suo lato solidale e la forza del suo tessuto sociale e tutti gli interventi, a partire da quello Daniela Sironi che ha manifestato la propria solidarietà alle famiglie di Eyad, Gilad e Naftali, i ragazzi israeliani che mancano da casa da giorni, hanno sottolineato come essere presenti, manifestare insieme e farsi sentire sia un valore da non sottovalutare.
Rav Alberto Somekh, ha ricordato le parole: “Poiché Tu non sei un D.o che gradisci la malvagità: presso di te non dimorerà il Male”, ed ha poi spiegato che “questo versetto è interpretato dai Maestri d’Israele in relazione ai Dieci Comandamenti e in particolare alla seconda tavola. In effetti, negli ultimi cinque comandamenti il Nome di D.o non appare: dove si proibiscono azioni particolarmente nefande come l’assassinio, la violenza sessuale e il rapimento di ostaggi D.o non associa il Suo Nome”. L’intervento del presidente della Comunità, Beppe Segre, è stato invece incentrato sul passo che prescrive di “non rimanere inerti davanti al sangue dei nostri fratelli” ricordando che “proprio in quanto membri di un popolo che nella sua lunga storia ha ripetutamente conosciuto il razzismo, la discriminazione e la persecuzione, un popolo che per secoli, a causa di motivi religiosi, ha vissuto oppresso ed umiliato, e che nel corso del recente passato è stato massacrato dal totalitarismo, sentiamo particolarmente come nostro dovere l’impegno a denunciare quanto più possibile questa tragedia di oggi e a fare il possibile perché questo massacro sia fermato”. Il messaggio del sindaco, Piero Fassino, ha preceduto le commosse parole di Ernesto Olivero fondatore Sermig, e dell’arcivescovo di Torino, monsignor Nosiglia, che ha ricordato come si tratti di un problema che non è certo nuovo nella storia dei popoli “perché la persecuzione contro chi professa una religione o un credo diversi dai propri ha segnato la vita di tante persone”. Ha poi proseguito citando le carte internazionali dei diritti dell’uomo e chiamato all’impegno a operare concretamente “perché si possa riconoscere a ciascuno il proprio diritto e le possibilità di vivere con serenità e libertà le proprie scelte, sia privatamente e sia pubblicamente, secondo quei principi etici che discendono dalla verità trovata nella propria religione o nella propria coscienza. Ne va infatti della dignità e della libertà di tutti e niente e nessuno può e deve ostacolare una delle conquiste più importanti della civiltà di un popolo e dell’umanità intera, il diritto dei diritti”.

a.t. twitter@atrevesmoked

(24 giugno 2014)