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Qui Roma – Coppa dell’Amicizia
Quelle sfide calcistiche al Teatro Marcello

Schermata 2014-06-29 alle 12.52.12Tradizione, agonismo, identità. Sono i tre concetti che tradizionalmente animano la Coppa dell’Amicizia, torneo nato nel 1964 su impulso delle giovani leve della Comunità ebraica di Roma. Ad aggiudicarsi l’edizione dei 50 anni è stata la compagine Black and Yellow, che ha battuto di misura (1 a 0) gli avversari della New Team.
Una lunga storia. Non stiamo raccontando naturalmente di calcio professionistico, non ci sono particolari premi in palio. Ma le motivazioni non sono mai mancate in questo mezzo secolo di vita della manifestazione: per capirlo è necessario tornare ai concetti cardine.
Toaff e i figli. Tradizione perché in ballo c’è una vitalità fatta di aneddoti struggenti: le partite giocate all’ombra del Teatro Marcello tra pietre, colonne e ruderi dell’Impero, ma anche il coinvolgimento di personaggi che avrebbero lasciato il segno. Tra questi il rabbino Elio Toaff, padre orgoglioso nel seguire le imprese in campo dei figli.
Campione di Piazza. Agonismo perché, malgrado si tratti di partite «in famiglia», le rivalità più accese sono talvolta sfociate in contrapposizioni dal sapore epico. Tra l’altro spesso di buon livello come possono confermare i testimoni delle gesta del possente terzino Giovanni Di Veroli, «il campione di Piazza» che avrebbe collezionato 58 presenze in Serie A con la maglia della Lazio. Memoria storica. Identità perché la coppa ha sempre svolto un ruolo essenziale di raccordo per le molteplici anime di una realtà piccola nei numeri ma ricca di sfumature e orgogliosa delle sue diversità. «Dietro questo torneo c’è tutto, o almeno tanto di una Comunità che è parte integrante di Roma» ha spiegato a Pagine Ebraiche la memoria storica, Fabrizio Son-nino dell’Oser (Organizzazioni Sportive Ebraiche Romane), autore di una ricerca che ha permesso di raccogliere, di ogni edizione, i momenti più significativi e gustosi. «Non è grande Storia, si parla di piccole cose. Ma siamo sicuri — si chiede il biografo della Coppa dell’Amicizia—che siano meno importanti?».

Adam Smulevich, Gazzetta dello Sport

(29 giugno 2014)