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…dolore

Di solito scrivo queste poche righe settimanali senza citare le parole altrui. Ma mi accorgo, in questi giorni tristissimi di guerra e di morte, che ho bisogno di appoggiare il mio pensiero a quello di persone che sento più autorevoli di me. La scorsa settimana era Yehoshua, oggi è il rabbino inglese Neil James, in una lettera pubblicata alcuni giorni fa su Haaretz: “Non posso essere “neutrale” quando c’è una volontà di annientare sia il mio popolo che la sua presenza nello Stato di Israele. Non posso essere neutrale quando si nega al popolo palestinese la legittima aspirazione a uno Stato quale espressione della propria autodeterminazione e lo Stato di Israele continua ad esercitare troppo potere sul destino di quel popolo. Come posso essere neutrale, dato che sono i miei amici a cercare rifugio contro le bombe o lasciare i figli a casa quando vengono richiamati nell’esercito come riservisti? Come posso essere neutrale quando la perdita della vita è un trauma e una tragedia che viene inflitta sia agli israeliani che ai palestinesi – vittime di questo meccanismo di violenza e guerra? … Non possiamo essere neutrali. La neutralità implica qualcosa di impossibile – un’assenza di valori, come se ci fossero semplicemente dei fatti “oggettivi” quando si tratta della vita umana. È così complicato, e ci sono così tante sfumature e grandi difficoltà nel leggere lo scenario che si sta profilando al momento. E tuttavia, io continuo a lavorare per la pace, la giustizia, per una risoluzione del conflitto, per due Stati con confini sicuri. Continuo a impegnarmi per coltivare l’amore, l’empatia e il rispetto per gli altri esseri umani, ma capisco che è difficile farlo se si vive in mezzo al conflitto e non nel comfort di una casa nel Nord Est di Londra, come me”.

Anna Foa, storica

(21 luglio 2014)