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Kibbutz

bassano Forse sarà stata una dimenticanza, quella di cui parla Anna Segre nel suo ultimo intervento “Ci siamo persi il Kibbutz?”, dove raccontando la sua visita all’Expo, si domandava dell’assenza dell’esperienza dei kibbutzim nel padiglione dedicato ad Israele. Anche se più che un revisionismo proprio del moderno Israele, sembra piuttosto che nel mondo contemporaneo ogni cosa assimilabile al socialismo o al collettivismo sia messa da tempo alla berlina, assumendo talvolta un’accezione negativa. Il socialismo è stato ormai contaminato dalla realtà delle dittature comuniste che sorsero da Cuba al Vietnam, dal dogmatismo ateistico e dall’intolleranza di molti presunti socialisti di oggi e di allora, o dall’inconciliabilità con il sistema politico-economico moderno. Difficilmente viene ricordato che è esistito un altro socialismo in sintonia con la democrazia, e che l’esperimento dei kibbutzim ne è stato un valido esempio. Un fenomeno entrato in gran parte in crisi, forse anche a causa del contesto in cui si è evoluto, e di cui oggi si parla come residuo di un mito perduto. Ma che al contrario dovrebbe riportare, insieme ad altre esperienze nate sovente in ambiente ebraico e poi sionista, a ripensare il socialismo come possibile via per contrastare il culto del consumo, e le diseguaglianze prodotte dalla società attuale.

Francesco Moises Bassano

(4 settembre 2015)