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Educazione ed ebraismo, il dialogo necessario

Schermata 09-2457275 alle 15.25.38Cosa possono dare le religioni all’educazione? Come conciliare la tradizione dello studio tipicamente ebraica con i nuovi modelli educativi; come deve comportarsi un maestro, e viceversa un suo alunno?
Sono queste le domande che aprono il seminario di due giorni (9-10 settembre) “Ebraismo e cultura europea. Le religioni come sistemi educativi” dedicato a “L’ebraismo ed i grandi educatori del ‘900” e ospitato dal centro ebraico Il Pitigliani con il patrocino dell’Università la Sapienza, la Comunità ebraica di Roma e l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
Organizzato dall’Istituto di psicologia interculturale Onlus e introdotto dalla professoressa dell’Università La Sapienza Antonella Castelnuovo, l’iniziativa vede l’alternarsi di relazioni di rabbini, educatori, professori e psicologi che affrontano diverse aree tematiche: dalla tradizione ai processi dell’apprendimento, fino al gioco e l’applicazione di materie come l’economia e la matematica.
Questo pomeriggio, inoltre, verranno avviati dei workshop i cui risultati saranno discussi domani.
Ad accogliere gli ospiti della prima sessione, moderata dalla psicologa e pedagogista Clotilde Pontecorvo, Antonella Castelnuovo: “Con la giornata di oggi vogliamo esaminare come le religioni possono apportare un miglioramento nella società, concentrandoci in particolare su quella ebraica. L’ebreo è stato per l’Occidente, l’altro, l’alterità più antica d’Europa; quello che Simmel definì come ‘l’ospite che rimane’. Questo elemento caratterizzante gli ha permesso di vivere sempre in una doppia dimensione e di portare avanti la propria identità, fortemente legata alla dimensione dell’educazione e dello studio”.
Ad aprire i lavori, il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni con un intervento dal titolo “Non c’è futuro senza educazione”: “L’educazione – spiega – è un concetto fondante dell’ebraismo e si articola nell’azione dell’accettazione e in quella della trasmissione (essere dunque sia maestro che alunno), che sono entrambi due doveri. In passato il rabbino di Modena Ishmael HaCoen stese un programma di studio ed esso prevedeva per la maggior parte del tempo di dedicarsi alla Torah senza escludere però le altre materie. Uno studio, quello della Torah, che è stato fin troppo ignorato in alcuni momenti della storia dell’ebraismo italiano”. “Il paradosso da segnalare – sottolinea rav Di Segni a Pagine Ebraiche – è che l’obbligo allo studio della Torah, così fondamentale nell’ebraismo, ha creato un popolo in cui lo studio è una parte essenziale ma che non è più uno studio dedicato alla Torah. E sulla scia lunga, l’ebraismo italiano, dopo aver prodotto qualche generazione di grandi studiosi in ogni disciplina, attualmente, almeno da queste parti, non solo non ha creato grandi studiosi di Torah, ma ha smesso di creare anche grandi studiosi in altre discipline”.
“L’educazione è il nostro futuro – fa eco il presidente della Comunità ebraica di Roma Ruth Dureghello, che per anni è stata assessore alle Scuole – lo studio è il fondamento della nostra identità. Ho partecipato ieri ad un incontro a Tirana tenuto dalla Comunità di Sant’Egidio sul Dialogo tra le religioni e anche lì è stata sottolineata la necessità di una educazione che porti a raggiungere il Dialogo”. Rav Gianfranco Di Segni introduce poi il tema “L’educazione ai tempi del Talmud”: “Il Talmud è alla base dello studio dell’ebraismo e si divide in Mishnà, lo studio passivo che si riceve in maniera orale, e la Ghemarà che si apprende attivamente esaminando con attenzione la stessa Mishnà”. “I maestri – prosegue – hanno dibattuto lungamente sui temi dell’educazione e particolare importanza bisogna riservarla a Yehoshua Ben Gamla che introdusse la scuola elementare. All’interno dei trattati ebraici ci si chiede di quante persone deve essere composta la classe, come debba comportarsi un maestro e quale attitudine debba avere un alunno. Una lettura particolarmente interessante per chi decide di avvicinarsi a questi temi è sicuramente Il Talmud di Abraham Cohen edito da Laterza e tradotto da Alfredo Toaff, padre del compianto rav Elio Toaff”.
Torna sul Talmud anche rav Roberto Della Rocca che aggiunge: “Quello che i nostri nemici hanno voluto bruciare è sempre stato il Talmud perché è proprio questa opera che determina la specificità del popolo ebraico. Nel trattato di Avodah Zarah presente nel Talmud viene detto che il mondo dura 6000 anni, 2000 anni di caos, 2000 di Torah e 2000 di tempo messianico. Ora ci si chiede: ma quando iniziarono i 2000 anni di Torah? Essi possono essere rintracciati in concomitanza con Abramo e Sara che furono i primi a crearsi intorno un nugolo di discepoli”. “L’educazione – conclude – è fondamentale ma deve portare con sé un contenuto. Rabbi Hirsch spiegava che una casa non viene inaugurata quando la si compra ma quando la si arreda, lo stesso vale per l’educazione: non basta fare il bar mitzvah, bisogna arrivare al momento in cui si ha la prova che questi insegnamenti hanno lasciato un solco nella vita della persona”.
“Forse continuiamo a parlare di Talmud – aggiunge rav Benedetto Carucci Viterbi, preside delle scuole medie e liceo ebraiche di Roma – forse perché ci sentiamo in colpa per averlo trascurato nelle generazioni passate”.”Quello di cui mi preme parlare – spiega – è il valore della ripetizione. Moshè era alunno di D-o e quando ascoltava la Sua lezione la ripeteva ad Aron che la ripeteva ai figli che la ripetevano agli anziani. Questo è il simbolo che ogni lezione per essere davvero appresa, deve essere ripetuta quattro volte. Alle volte mi capita di sentire le lamentele rivolte alle professoresse che ripetono troppe volte lo stesso concetto ma la verità è che la ripetizione è l’unico vero metodo di insegnamento: la sfida sta nel creare forme nuove e più creative per dare una patina di novità”.
Il seminario continua poi con la sezione “Le aree della conoscenza”: la saggista Paola di Cori con “Visibilità della memoria. La Shoah delle artiste” ripercorre le vicende di Eva Fischer, Charlotte Salomon e Esther Shalev, Clotilde Pontecorvo affronta “Scrittura e linguaggio” attraverso gli studi di Jerome Bruner e Lev Vygotskij, mentre la professoressa Nicoletta Lanciano ripercorre le tracce della sua professoressa Emma Castelnuovo, figlia del celebre matematico Guido: “Mi piace ricordare i maestri ai quali Emma si ispirava: da Talete alla simpatia per Archimede fino a Galileo e la sua ‘matematica alta’ che tendeva all’infinito fino al francese Alexis Clairaut”. Renzo Castelnuovo, docente all’Università di Siena riflette sul rapporto tra economia ed ebraismo mentre Silvia Guetta dell’Università di Firenze evidenzia gli insegnamenti del sociologo Edgar Morin e di Reuven Feuerstein: “Feuerstein ha segnalato l’importanza della natura umana che rende uomini e donne trascendenti perché essi si muovono nella dimensione del passato, del presente e del futuro. Pur avendo una identità, possono cambiare le cose: basti pensare al concetto ebraico del Tikkun Olam, la riparazione del mondo”. Gianfranco Staccioli (Università di Firenze) tratta il tema del gioco (“Ludico, parola sdrucciola da mangiare”) e il musicologo Massimo Acanfora Torrefranca parla infine di “educazione al suono attraverso la parola”. Nel pomeriggio sono iniziati i workshop divisi in 7 gruppi: “Argomentare, scrivere, ragionare” con Milena Pavoncello e Anna Coen, “Storia e memoria” con Sara Valentina Di Palma e Anna Orvieto, “Lingua e discorso nel Testo Sacro” con Antonella Castelnuovo e Ida Zatelli, “Religione o storia delle religioni?” con Carmelo Russo e Paolo Pascucci, “Numeri, metodi, esperienze” con Nicoletta Lanciano e Rossella Crisci, “ll metodo Feuerstein, dalla valutazione all’applicazione” con Ambra Tedeschi e “Attivalamente” con Simona Zarfati e Diletta Veneziani. Ad aprire i lavori di domani: l’assessore Scuola del Comune di Roma Marco Rossi Doria, Ambra Tedeschi e Sira Fatucci del Pitigliani, Sergio Di Veroli del Progetto Memoria, Giorgio Sestrieri dell’Ose e Miriam Haiun del Centro di Cultura ebraica di Roma.

Rachel Silvera twitter @rsilveramoked

(9 settembre 2015)