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Qui Torino – Arabia Saudita, ospite sgradito

Sono stati il sindaco Piero Fassino e il governatore della regione Sergio Chiamparino a decidere, anticipando le decisioni del Consiglio di amministrazione della Fondazione per il libro, la musica e la cultura che si terrà a inizio ottobre: non sarà l’Arabia Saudita il paese ospite della prossima edizione del Salone del Libro di Torino. La scelta di invitare un paese che nel 2015 potrebbe superare il suo precedente record di esecuzioni capitali era stata compiuta prima della nomina del nuovo presidente, Giovanna Milella, che a maggio, a poche ore dalla sua nomina, aveva dichiarato che avrebbe voluto “pensarci su”. Ma a far accelerare la decisione sono state anche le recenti contestazioni all’Arabia Saudita, sfociate in una campagna sui social, con twitter in particolare in prima linea. Centoquaranta caratteri contro quell’Arabia Saudita “che ha deciso la vergognosa condanna a morte di Ali al-Nimr con decapitazione e crocifissione per aver partecipato da minorenne a una manifestazione contro il regime” che chiedevano “#NoArabiaSaudita ospite d’onore #SaloneDelLibro”. E all’appello hanno risposto sia il sindaco che il presidente della Regione: Fassino ha concluso rapidamente che “una condanna a morte negherebbe in radice quelle ragioni di dialogo che erano alla base dell’invito all’Arabia Saudita quale Paese ospite dell’edizione 2016 del Salone del Libro”. Poco dopo, la dichiarazione del governatore Chiamparino: “Riteniamo che sia necessario riconsiderare tale invito, data l’importanza, soprattutto in questo momento storico, di trasmettere messaggi univoci e coerenti in tema di rispetto dei diritti universali della persona”.
Unica macchia all’ideale dei messaggi univoci e coerenti la scelta di alcuni – fra cui La Stampa, prima testata a dare la notizia – di accostare le contestazioni all’Arabia Saudita a quelle avvenute quando, nel 2008, il paese ospite prescelto era Israele, nei 60 anni dalla fondazione. Anche allora c’era stata un’accesa discussione che aveva coinvolto politici, intellettuali e scrittori, con manifestazioni e addirittura cortei in cui si arrivò a incendiare la bandiera israeliana.

a.t. twitter @atrevesmoked

(27 settembre 2015)