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Torino – Start-up, potenziale in crescita

ishot-1154Politecnico di Torino, Technion di Haifa. Molti gli spunti dalla seconda giornata di incontri nel capoluogo piemontese che hanno approfondito i risultati ottenuti dalla collaborazione tra le due prestigiose realtà accademiche. Ad inaugurare la sessione i saluti rettore del Politecnico, Marco Gilli. In sala tra gli altri il vicepresidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Giulio Disegni.
Brillante l’intervento di Rafi Nave, direttore del “Bronica Entrepeneurship Center” del Technion, che ha tracciato un parallelismo fra Israele, paese diventato immagine simbolo delle Startup Nation, e l’Italia, intesa come terra col potenziale di divenire un’altra nazione high-tech.
Nave ha quindi accuratamente descritto i caratteri delle eccellenze israeliane, che secondo le sue analisi trovano radici nell’atteggiamento “I know better” (una forma di intrinseco rifiuto nel farsi dettare le regole dalle autorità culturali) e nella serenità che molti israeliani hanno, di fatto, nell’accettare i propri fallimenti e perseverare. L’intervento si è chiuso con alcune osservazioni sull’influenza dello Stato a proposito della politica del “do no harm”, che consiste nello spronare le varie strutture sociali a investire senza, tuttavia, cercare eccessivamente di controllare lo sviluppo dei prodotti.
Ha quindi preso la parola David Shem-Tov, ceo di T-Factor, Technion. Il discorso di Shem-Tov ha assunto dei toni tecnici nel tentativo di spiegare il complesso meccanismo degli incubatori e degli acceleratori nel campo delle start-up, descrivendo il ruolo dell’OCS (Office Chief Scientist) nello Stato d’Israele e dei sussidi dati dagli acceleratori, interni al Technion stesso, erogati agli emergenti. Ha poi spiegato il rapporto tra le varie parti del processo, nello specifico Kamim, Nofar, Meymad e Magneton, che hanno il carattere peculiare di unire i connotati del “saper fare” accademico alle domande dell’industria, in una lucida comunicazione delle reciproche necessità.
Shem-Tov ha così descritto nel dettaglio i tratti dell’ecosistema israeliano dell’innovazione che, riepilogando, si dimostra essere una convergenza di interessi tra cultura, governo, accademia, industria e investitori.
È poi intervenuto Paolo Pomi che, nella presentazione della sua startup Innova, ha illustrato il valore di un buon incubassero come PniCube sul suolo italiano. Dopo il breve intervento, Marco Cantamessa, presidente di PniCube e CEO di l3P, ha spiegato il funzionamento degli incubatori a Torino e sul suolo italiano. “L’Italia” – dice Cantamessa – non ha ancora sviluppato dei poli centralizzati capaci di attrarre start-up, come possono essere Tel Aviv, Haifa o pure la Silicon Valley, ma ci sono città che stanno iniziando a manifestare il ruolo di attrattori quali Milano, Roma e Torino”. “La sfida – ha proseguito – sta nel comprendere se l’Italia è un paese fecondo, vergine o sterile per quanto riguarda gli investitori, ma l’ecosistema di Torino stessa si sta muovendo in una direzione promettente, pur mancando ancora un capitale d’investimento come c’è in Israele”
Agli interventi è seguita una pausa caffè, con buffet e la possibilità per gli studenti di riflettere su quanto era stato detto, in un clima di grande interesse ed entusiasmo. L’ultima fase dell’incontro Torino-Politecnico è stata l’apertura di una tavola rotonda in cui si potessero discutere gli stimoli precedentemente posti e il clima generale della collaborazione.
“Sarebbe interessante fare una conferenza del genere, ma con una variante. Sostituirei agli studenti degli imprenditori torinesi: la cosa potrebbe creare un clima interessante” ha affermato Giulio Disegni.
Interpellato sulla collaborazione tra i due atenei, Shem-Tov ci ha risposto: “Riteniamo che il ruolo del Technion e di Israele in questo rapporto possa divenire, possibilmente presto, di scambio. L’Italia ha buone possibilità di emergere nel campo delle start-up e dell’high tech, tuttavia, come abbiamo notato, manca una buona dose di know-how, o saper fare, a chi desidera cimentarsi in tali attività e sicuramente servirebbe una base legale al fine di permettere ad essi una maggiore libertà di azione”.
Emanuele Levi

(18 ottobre 2015)