Angelo Donati, l’omaggio di Nizza
Una targa sulla mitica Promenade

Schermata 2016-02-02 alle 07.20.46Relatori illustri, tra cui il celebre cacciatore di nazisti Serge Klarsfeld, prenderanno la parola in occasione delle celebrazioni che la città di Nizza ha organizzato il 3 e 4 febbraio in ricordo di Angelo Donati, diplomatico ebreo che si distinse per il salvataggio di molti correligionari nella parte di Francia occupata dagli italiani tra il 1942 e il 1943. Un appuntamento solenne, che si aprirà in sinagoga – alla presenza della più alte autorità cittadine – per concludersi con lo svelamento di una targa commemorativa sulla mitica Promenade des anglais. A ripercorrere l’avvincente biografia di Donati, che fu banchiere, filantropo e diplomatico, sarà tra gli altri la responsabile del centro sanmarinese di ricerca del Museo dell’emigrante Patrizia Di Luca.

Chi è Angelo Donati? Perché è importante onorarlo?

La storia personale e professionale di Angelo Donati è molto complessa ed interessante. In particolare è importante ricordare il suo impegno nel sud della Francia negli anni 1942-43, durante l’occupazione italiana. Angelo Donati è un cittadino italiano di religione ebraica – nato a Modena il 3 febbraio 1885 – che, dopo il primo conflitto mondiale, si stabilisce a Parigi ed inizia una brillante carriera nel mondo economico e finanziario. Lascia la capitale francese nel 1940, poco prima dell’invasione tedesca, e si reca a Nizza, dove hanno sede alcune sue attività finanziarie e dove si è riunita una numerosa comunità di ebrei provenienti da tutta Europa.Conosciuto e stimato negli ambienti militari e diplomatici, entra facilmente in contatto con le autorità italiane che occupano il sud della Francia a partire dall’11 novembre 1942 ed opera attivamente per garantire la salvezza a numerosissimi ebrei francesi, italiani e di altre nazionalità che fuggono dalle persecuzioni naziste e fasciste. A Nizza, insieme al Console generale italiano Alberto Calisse, con la collaborazione dei vertici militari, di Padre Marie-Benoit – membro della Delasem – e alla fondamentale attività del Comitato Dubouchage, assicura protezione agli Ebrei fornendo aiuti economici e documenti falsi. La zona d’occupazione italiana diventa così un’enclave di rifugio. Nel dicembre 1942 il Console Calisse, su richiesta di Donati, si oppone alla decisione presa dal Prefetto francese di inviare gli Ebrei che si trovano nel dipartimento di pertinenza delle Forze italiane nelle zone occupate dalle truppe tedesche, condannandoli così alla deportazione. Scrive Calisse: “Noi riteniamo necessario precisare che non è possibile accettare che nella sona occupata dalle truppe italiane le Autorità francesi obblighino gli ebrei stranieri, compresi gli Ebrei italiani, a trasferirsi nelle località occupate dalle truppe tedesche. Le misure verso gli Ebrei stranieri ed italiani dovranno essere prese dai nostri organismi.” Il ruolo di Donati è fondamentale ed egli non tiene conto del rischio che corre personalmente di essere perseguitato, deportato e ucciso. Le SS sono a conoscenza delle sue attività e il 26 settembre del 1943 emetteranno contro di lui un mandato di arresto. Numerosissimi sono stati gli ebrei salvati. La figura di Angelo Donati è entrata anche nella letteratura e troviamo il suo nome nel romanzo “Stella errante” del premio Nobel per la letteratura Jean-Marie Clezio e in “Charlotte” dello scrittore francese David Foenkinos. Nel luglio del 1943, la speranza di poter assicurare protezione ai suoi correligionari porta Donati a progettare, insieme a Padre Marie-Benoit, un piano per trasportare gli Ebrei presenti nella zona di Nizza in Africa del Nord, già liberata dagli Anglo-americani. I preparativi sono febbrili, Donati si reca più volte a Roma e in Vaticano per incontrare le Autorità italiane del Governo Badoglio e i rappresentanti di Inghilterra e Stati Uniti. Negli ultimi giorni di agosto, il piano sembra completato: il Governo italiano metterà a disposizione quattro navi – Duilio, Saturnia, Giulio Cesare e Vulcania – , le organizzazioni ebraiche sosterranno le spese di affitto e carburante, gli Alleati consentiranno l’attraversata del Mediterraneo. E’ veramente una corsa contro il tempo poiché l’Armistizio viene firmato all’inizio di settembre, con l’accordo – che viene poi disatteso – di renderlo noto più avanti. Il Ministero degli Interni italiano si oppone all’entrata in Italia dei profughi ebrei che si trovano nella zona d’occupazione italiana e, dopo che l’8 settembre l’Armistizio viene reso noto, nel sud della Francia arriva l’esercito tedesco che mette in atto massacri ed inaudite violenze.

Cosa accadde ai familiari di Donati rifugiatisi a San Marino?

Angelo Donati è stato Console Generale della Repubblica di San Marino in Francia dal 1925 al 1932, quando rassegna le dimissioni per disaccordi con il suo predecessore, che aveva mantenuto il ruolo di Incaricato d’Affari. Il legame tra la piccola Repubblica e Donati rimane e lui stesso scriverà, al termine della Seconda guerra mondiale, che San Marino durante le persecuzioni nazi-fasciste aveva dato ospitalità ad Ebrei in fuga. Tra questi, anche un suo nipote, Salvatore Donati, che arriva a San Marino negli ultimi mesi del 1942 insieme alla moglie Graziella Schiller, alla madre Irma Ravenna, ed ai cinque figli, Amedeo, Raffaele, Andrea, Anna e Maurizio. Nel periodo della loro permanenza a San Marino, dopo essere stati avvisati della presenza di fascisti italiani o di nazisti, più volte si sono rifugiati nelle gallerie ferroviarie, che ospitavano moltissimi sfollati provenienti dal circostante territorio italiano. Salvatore Donati collaborava con la Delasem, in particolare con Odoardo Focherini, e per questa sua attività era ricercato con accanimento. Nel settembre-ottobre del 1943, avendo saputo che la sua cattura era un obiettivo perseguito con feroce tenacia, lascia il territorio sammarinese insieme alla propria famiglia e si rifugia in Svizzera. Partono in treno, ma a Fiorenzuola d’Arda sono costretti a dividersi e ad affrontare il viaggio separatamente. Amedeo, Raffaele ed Andrea – giovanissimi – proseguono da soli ed attraverseranno la frontiera il 14 novembre, insieme ad Angelo Donati, mettendosi finalmente in salvo. Salvatore Donati ed i resto della famiglia riusciranno ad arrivare in Svizzera qualche mese dopo.

Quale fu in generale l’atteggiamento della Repubblica nei confronti dei nuclei ebraici perseguitati?

Le autorità e la popolazione della Repubblica di San Marino – nonostante fosse governata dal Partito fascista sammarinese – non mostrarono sentimenti antisemiti e i cittadini di religione ebraica trovarono ospitalità ed un rifugio certo. Nei conventi vengono accolti ebrei registrati sotto falso nome dalla Gendarmeria e famiglie ebree vengono ospitate in case private. Sono tante le testimonianze raccolte.

La coerenza fu uno dei tratti distintivi del pensiero e dell’azione di Donati. Ci vuoi raccontare cosa accadde nel 1950, alla vigilia di un importante congresso di criminologia?

I rapporti tra la Repubblica di San Marino ed Angelo Donati proseguono anche nel Secondo dopoguerra e già nel 1950 Donati assume incarichi per San Marino, che doveva rappresentare al Secondo Congresso generale di criminologia. Quando però Angelo Donati apprende che al congresso sarebbe intervenuto Nicola Pende – uno dei firmatari di quel “Manifesto della razza” che sarà la premessa dell’emanazione delle Leggi razziali – , ritira la propria partecipazione e scrive al Segretario generale del congresso: “Il Governo della Repubblica di San Marino, che ho l’onore di rappresentare e che può essere orgoglioso di aver donato asilo a molti miei correligionari ebrei, comprenderà ed approverà, ne sono certo, il mio orientamento che è conforme alla sua tradizione.” Il Ministro degli Esteri sammarinese concorda con la posizione di Donati e lo sostiene: “Non ho pensato per un attimo alla sua sostituzione, per un atto di piena e completa solidarietà, quindi la sua condotta fiera e dignitosa ha la mia completa approvazione.” Nel 1953 Angelo Donati viene nominato Ministro Plenipotenziario per Repubblica di San Marino in Francia.; la sua nomina è sostenuta anche da Giuseppe Saragat, che esprime la propria fiducia verso Donati al ministro sammarinese per gli Affari esteri, il socialista Gino Giacomini. Angelo Donati manterrà questo incarico fino al momento della sua scomparsa, il 31 dicembre 1960.

La due giorni di Nizza si impone come importantissimo momento di riflessione sulla figura di Donati. Raccontaci del tuo coinvolgimento in questa iniziativa.

Mme Viviane Harroch nell’organizzare il convengo “Nice, lesannéesnoires. 1940 -1944” ha voluto dedicare un’attenzione particolare all’attività svolta da Angelo Donati. Sarà ricordato con una cerimonia in sinagoga il 3 febbraio, giorno della sua nascita, ed il 4 febbraio sarà posta una targa commemorativa presso la sua abitazione a Nizza, al numero 37 bis sulla Promenade des Anglais, luogo che ha costituito per tanti ebrei un punto di riferimento durante la temperie delle persecuzioni. Quando mi hanno proposto di intervenire con una relazione su Angelo Donati, ho accolto con piacere ed emozione, perché al convegno saranno presenti anche i figli adottivi di Donati. Ho già conosciuto Rolf Spier Donati e in questa occasione incontrerò anche Marianne Spier Donati. Credo sia importante parlare del suo impegno, unitamente a quello del Comitato Dubouchage – di cui facevano parte ebrei che provenivano da vari Paesi e che hanno messo a repentaglio la propria vita per organizzare l’attività clandestina di salvataggio – e a quello delle autorità civili e militari italiane. Da tempo sto svolgendo ricerche su Angelo Donati e sarebbe per me importante riuscire a raccogliere altre informazioni.

Per concludere, ritieni ci sia sufficiente consapevolezza nell’opinione pubblica del ruolo che Donati svolse in quegli anni così difficili e complessi?

Angelo Donati è ancora poco noto in Italia. Nel 2004 l’Istituto storico di Modena ha promosso un convegno sul suo operato ed ha riportato l’attenzione sulle azioni di Donati. Il 27 gennaio del 2004, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha conferito alla memoria di Angelo Donati una Medaglia d’oro al Merito Civile per la protezione che “con indomito coraggio” ha garantito, con la collaborazione delle autorità italiane, a migliaia di ebrei di diverse nazionalità “proteggendo le loro vite minacciate dalla deportazione nei campi di sterminio nazisti. Con generosità d’animo e appassionato impegno diede viva e coerente testimonianza dei valori di libertà e giustizia.”
L’Europa ha una gravissima responsabilità storica per quanto accaduto nella Seconda guerra mondiale e credo che ricordare le azioni di solidarietà compiute da cittadini europei di ogni nazionalità sia molto importante per consolidare un’identità europea che ha fondamento soprattutto nei valori espressi dagli atti di coraggio, di generosità e di altruismo che quotidianamente sono stati – e sono anche oggi compiuti- e che devono costituire esempi di giustizia e libertà per ciascuno di noi.

a.s twitter @asmulevichmoked

(2 febbraio 2016)

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