Antisemitismo – I risultati del sondaggio Ipsos
In Francia vince la diffidenza

ariel-goldmann È una Francia diffidente quella che viene ritratta dal sondaggio appena reso pubblico dal settimanale francese Le journal du dimanche intitolato “Percezioni e aspettative della popolazione ebraica. Il rapporto con gli altri e con le minoranze”, realizzato dall’Ipsos e commissionato dalla Fondation du judaïsme français per affrontare il tema del “vivere insieme”. Diffidano i francesi, il 60 percento dei quali crede che una parte della responsabilità della crescita dell’antisemitismo nel paese sia degli ebrei stessi, ritenendo fondati molti dei più comuni pregiudizi. Diffidano gli ebrei, di cui uno su dieci afferma di essere stato vittima di un’aggressione fisica. E diffidano anche i musulmani, il 41 percento dei quali afferma di aver ricevuto insulti o discriminazioni.
La realizzazione del sondaggio è durata 18 mesi, e le interviste si sono svolte tra luglio 2014 e giugno 2015, ovvero in un arco temporale che comprende sia un periodo prima sia un periodo dopo gli attentati di Cherlie Hebdo e dell’Hypercacher. Gli intervistati sono stati divisi in tre categorie: un campione rappresentativo della popolazione francese, uno della comunità ebraica francese e uno di quella musulmana. Un metodo che per il curatore del sondaggio Brice Teinturier costituisce “il miglior modo di procedere per ottenere un campione che sia il meno prevenuto possibile, poiché parte dalla definizione che l’intervistato dà di se stesso, qualunque sia il criterio che utilizza, sia esso religioso, culturale, famigliare o di altro tipo”. Ipsos ha quindi posto loro domande su ogni argomento di attualità riguardante il vivere insieme, dalla religione al razzismo, dall’antisemitismo, all’integralismo religioso, al terrorismo.
Tra le maggiori novità, è emerso che il 56% dei francesi pensa che gli ebrei “abbiano molto potere”e che siano più ricchi della media, mentre più del 40% ha affermato che sono “troppo presenti sui media” e il 13% sostiene che ci siano “un po’ troppi ebrei in Francia”. Anche la diffidenza nei confronti degli immigrati musulmani è risultata alta, con più della metà degli interrogati che ha affermato di non credere che l’immigrazione arricchisca il paese e quasi un terzo che “le reazioni razziste possono essere giustificate”. Tuttavia mentre il 26% ha affermato che i musulmani in Francia costituiscono un problema, solo il 4% ha detto lo stesso degli ebrei.
Per Ariel Goldman (nell’immagine), presidente della Fondation du judaïsme français, il sondaggio costituisce “la conferma di quello che percepivamo. I francesi – ha affermato – attraversano una crisi di fiducia che ha delle ripercussioni con il loro rapporto con gli altri. Si sentono spesso in minoranza nei loro quartieri, hanno l’impressione che il paese faccia dei passi indietro e si ripiegano su loro stessi. Questa perdita di fiducia si trasforma in una diffidenza nei confronti dell’altro con la convinzione di vivere uno shock delle religioni”. Goldman ha quindi confidato al Journal du dimanche di aver aspettato e “persino esitato” prima di rendere pubblici i risultati, per evitare strumentalizzazioni a fini politici nel corso della campagna per le elezioni regionali. “Tuttavia – ha raccontato – l’aggressione di un insegnante ebreo a Marsiglia è stato il detonatore. Quando un rappresentante dell’ebraismo esorta gli ebrei a non portare più la kippah per strada, significa che la situazione è grave. E piuttosto che criticare ciecamente, bisogna comprendere quello che succede e questo studio lo fotografa”. Uno studio, ha quindi aggiunto, “non è né accusatore né generalista”. Si tratta per Goldman di “una misura dei mali che ci logorano in quanto francesi, destinata a tutti quelli che vogliono combattere il pregiudizio. Vogliamo lanciare un grido d’allarme – il suo appello – e richiamare a una presa di coscienza”.

f.m. twitter @fmatalonmoked

(2 febbraio 2016)

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