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Si parla molto di emergere del populismo e di partiti xenofobi e nazionalisti, ma siamo sicuri che la strategia politica per contrastarli non finisca, invece, per favorirli? La recente, aspra polemica fra Matteo Renzi e la Commissione Europea è l’ennesimo esempio di una visione politica che, per contrastare l’euroscetticismo dilagante, ne introietta gli argomenti. Così, per contrastare i populisti in casa propria, si finisce con l’aumentare il divario con i possibili alleati nell’europarlamento. Un modo di fare che non è solo irritante per il linguaggio volgare e sbruffonesco messo in campo, ma che è anche un’incredibile miopia politica. Il tutto mentre il caso spagnolo, caduto in un inquietante silenzio, certifica un nuovo andazzo: in Europa (ma forse in tutto l’Occidente democratico) o hai una legge elettorale che ti permette di governare con il 30% dei consensi (fra i pochi che votano), oppure non si formano più i governi. Insomma, un quadro incredibilmente caotico, che continua a gettare ombre fosche sul fututro. Ah, pare che Tsipras in Grecia sia a rischio tenuta, stretto fra le forche caudine della riforma delle pensioni e le richieste della Troika. Giusto per aggiungere un po’ di pepe.

Davide Assael, ricercatore

(3 febbraio 2016)