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Priorità e valori

funaroNon sempre i social network sono puri strumenti di polemica. Ieri si è aperta una bella discussione sul restauro del Sefer nel tempio di Biella.
Qualcuno ha posto un’interrogativo sull’utilità di un Sefer in una Comunità che oggi praticamente non esiste più e che, oltre ad essere letto per questa occasione, forse non verrà più riutilizzato, chiedendosi se forse non sia meglio che venga messo a disposizione dei Bate Hakneset italiani in Israele per esempio.
È un tema interessante, non semplice come appare. Da una parte la risposta legittima è che il finanziamento di un restauro è legato all’utilizzo successivo e che quindi, se un’istituzione locale finanzia l’operazione non ha interesse che poi questo finisca a Tel Aviv o nel tempio della scuola di Milano. Dall’altra esiste però un problema di priorità e valori. Quanto è bello che ci sia un Sefer casher in una sinagoga che per lo più funge come museo? E il valore di quel Sefer dipende esclusivamente dall’antichità della pergamena o dal contenuto e dall’utilizzo che se ne fa?
In questo, provando per un attimo a non pensare al caso specifico e alla bellissima operazione fatta, dovremmo trovare la forza di ammettere che l’importanza di un Sefer dipende dallo scopo specifico. E che bisogna stare attenti a non fare del Sefer Torah un simbolo. A Roma in questi anni molte raccolte sono state fatte per donare o restaurare Sefarim in ricordo dei propri cari scomparsi. Iniziative lodevoli e sacrosante, con il rischio però che i nostri Bate Hakneset siano pieni di Sefarim che si utilizzano solamente nel giorno di Simcha Torah. Noi però non dobbiamo riempire solo le nostre sinagoghe di Sefarim, ma anche le nostre case di Torah. Non è quindi meno importante destinare le proprie offerte al Collegio Rabbinico, ai vari Kollel o alle scuole ebraiche per finanziare attività di studio di Torah. Non so quanti ebrei ci siano a Biella e chi abbia finanziato l’operazione, ma domandiamoci se talvolta sia più utile un Sefer Torah in meno o delle ore di studio di Torah in più. Non che una escluda l’altro, ma nel caso di risorse limitate che si sappia cosa è giusto fare.

Daniel Funaro

(3 marzo 2016)