Sicurezza, il Belgio e l’Europa
guardano al modello israeliano

sicurezza israele“Quanto delle vostre libertà siete disposti a sacrificare in nome della sicurezza?”. Era la domanda posta dallo storico israeliano Ilan Greilsammer, intervistato da Pagine Ebraiche all’indomani degli attentati di Parigi del novembre scorso. Un interrogativo rivolto ai cittadini europei e ai loro rappresentanti che torna, pochi mesi dopo, attuale quando ad essere colpita è stata un’altra capitale del Vecchio Continente, Bruxelles. “Sapevamo che sarebbe successo”, la dolorosa ammissione del Primo ministro belga Charles Michel, poche ore dopo il doppio attacco compiuto da una cellula terroristica dell’Isis all’aeroporto Zaventem e nella stazione di Maelbeck, nel centro della città. Ora, come dopo Parigi, si cercano risposte per contrastare il terrorismo islamista e in molti guardano al modello Israele come a una possibile soluzione. Da Gerusalemme, il Primo ministro Benjamin Netanyahu ha già assicurato al collega belga Michel la collaborazione dell’intelligence israeliana, mettendo a disposizione il know-how dei servizi di sicurezza dello Stato ebraico in materia di terrorismo. “La minaccia contro cui lottiamo in Europa è simile a quella contro cui si confronta Israele”, ha sottolineato in un’intervista Olivier Guitta, direttore della GlobalStrat, ente internazionale di consulenza sulla sicurezza. “Siamo entrati in un’era in cui dovremo cambiare il nostro stile di vita e prendere seriamente le questioni legate alla nostra sicurezza”. Ed era proprio il tema sollevato da Greilsammer, il quale d’altra parte sottolineava come per gli israeliani, abituati a vivere il conflitto, siano più elastici quando si tratta di bilanciare la privacy con la sicurezza. Anche il quotidiano liberale Haaretz invita, in un editoriale di Allison Kaplan Sommer, gli europei ad accettare, come già hanno fatto gli israeliani, il fatto che dovranno convivere con la minaccia del terrorismo rinunciando “a un po’ di privacy in favore della sicurezza”. Un punto, quello della sicurezza, su cui da Israele arrivano alcune critiche. “Da questo punto di vista e per quanto riguarda gli aeroporti, gli europei sono indietro di 40 anni rispetto agli israeliani”, ha commentato l’ex presidente della security dell’Autorità aero portuaria israeliana Pini Shif. Il riferimento è alla doppia esplosione che ha investito l’aeroporto Zaventem di Bruxelles. Per Shif anche l’Europa deve applicare i sistemi antiterrorismo usati a Tel Aviv, dove prima di entrare all’aeroporto Ben Gurion c’è un primo checkpoint dove il personale di sicurezza controlla i viaggiatori e chi li accompagna.

Daniel Reichel

(23 marzo 2016)

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