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pentimento…

Non è un caso che questa Parashà, Nitzavim – da sola o unita alla successiva – venga letta sempre lo Shabbath che precede Rosh ha-Shanà oltre a contenere esplicitamente la mitzwà della Teshuvà, del pentimento che contraddistingue in modo particolare questo periodo, vi sono degli accenni nascosti che ci invitano ad andarli a scoprire, come dobbiamo scoprire ciò che è nascosto in noi per fare una vera Teshuvà.
La Torà, invitandoci ad escludere chi dal di dentro mina il nostro rapporto con D.o, lo definisce “Shòresh Porè Rosh We-la’anà”, una radice che produce veleno ed assenzio. Questa strana espressione ci suggerisce che cosa ci può aiutare ad escluderlo: le sue iniziali sono le stesse lettere che compongono la parola “shofàr”, perché il suono dello shofàr, svegliandoci alla Teshuvà, ci aiuta a sradicare le radici malvagie.

Elia Richetti, rabbino

(29 settembre 2016)