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Sport

Schermata 2016-06-28 alle 11.17.02Chi l’ha detto che una favola a stagione è abbastanza? Magari non vale quanto quella del Leicester di Claudio Ranieri, l’uomo simbolo di un calcio dove il cuore è più forte di piedi raffinati e di investimenti multimilionari. Ma comunque l’impresa dell’Hapoel Beer Sheva, che in Israele si è aggiudicato all’ultimo tuffo e dopo 40 anni un titolo nazionale, e che appena un paio di stagioni fa lottava per non retrocedere in seconda divisione, ha comunque i contorni della magia. Quella del Leicester del deserto è una delle tante storie un po’ speciali che vi raccontiamo nel dossier “Sport”, sul numero di Pagine Ebraiche in luglio mentre entra nel vivo la competizione per aggiudicarsi gli Europei di Francia (con l’Italia in grande smalto) e si avvicina l’appuntamento con una nuova Olimpiade, la prima a svolgersi in Sud America. Un’edizione molto attesa, segnata anche da una diversa consapevolezza del passato rispetto ai Giochi di Londra, quando il comitato organizzatore si dimostrò piuttosto indifferente rispetto al 40esimo anniversario del massacro palestinese ai Giochi di Monaco, suscitando un vespaio di meritate polemiche (quest’anno le cose dovrebbero andare molto diversamente).
Questo approfondimento è dedicato allo sport, ma non necessariamente in una dimensione agonistica. Nostro gradite ospite nelle pagine interne è infatti il sociologo Mauro Valeri, a capo dell’osservatorio che monitora gli episodi di intolleranza nelle diverse serie del calcio italiano. Un fenomeno articolato, che come tale richiede investimenti e ragionamenti complessi. Quelli che svolgono assieme a noi alcuni protagonisti dell’informazione sportiva, chiamati a rapportarsi con una società che cambia e che inevitabilmente influenza anche quello che accade sugli spalti, dove talvolta l’estremismo dilaga, e il modo in cui questo viene raccontato dai grandi media.
Leggenda di Firenze e degli Azzurri, Giancarlo Antognoni ci apre le porte del suo ufficio federale a Coverciano e ci svela come, recentemente, ha chiuso con un fantasma del suo passato. Fatale un incontro a Tel Aviv con l’arbitro israeliano che, indirettamente, una porta gliel’ha chiusa in faccia: quella della finale dei Mondiali di Spagna ’82, conclusi con il trionfo dei ragazzi di Bearzot. Ma senza Giancarlo in campo, fermato da un infortunio.
“Il calcio? Per noi è una fede” raccontano alcuni rabbini, folgorati giovanissimi dallo sport più amato dagli italiani. Rav Adolfo Locci, romanista doc, ricorda la grande festa del secondo scudetto al Circo Massimo. Rav Roberto Colombo, sfegatato rossonero, rimpiange il primo Milan di Berlusconi. Quello che faceva sognare con gli olandesi e dettava legge in tutta Europa. E gli juventini? Incredibilmente, non ne abbiamo trovati. Per i bianconeri batte però il cuore di un assistente al culto di una città davvero insospettabile. Scoprite con noi quale.
E infine, uno spazio dedicato a Israele e ad alcune storie davvero speciali. Calcio, come spiegato sopra, ma anche pallacanestro e judo.
Perché il paese ha voglia di stupire. Anche nello sport.