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Avraham…

Secondo un insegnamento riportato nel Talmud, a nome di R. Yosè ben R. Chaninà, (Talmud B. Berachot 26b) impariamo dall’esempio del patriarca Avraham l’obbligo di rivolgerci quotidianamente in preghiera al mattino; l’episodio al quale fa riferimento R.Yosè è il dialogo intenso e appassionato che il patriarca sostiene con il Signore, nel tentativo di evitare la distruzione delle città di Sodoma e Gomorra, secondo quanto D.O aveva sentenziato a causa della malvagità dei loro abitanti.
Come è noto, Avraham fa appello alla giustizia divina invocando la salvezza di queste città ove forse potevano ancora esserci un certo numero di persone giuste in grado di dare senso e speranza per un futuro migliore; nella sua profonda generosità, Avraham trova la forza e il coraggio per sostenere il confronto con l’Eterno, riducendo via via da cinquanta a dieci il numero minimo di persone giuste in grazia della quali il Signore avrebbe accordato il perdono a tutte le località chiamate in giudizio. R. Yosè interpreta quindi questo dialogo come esemplare momento di preghiera di Avraham; l’aspetto sorprendente di questo insegnamento è dato dal fatto che, apparentemente, questa preghiera non sortì alcun effetto, non si trovarono né cinquanta né dieci giusti, le città e tutto il territorio circostante furono annientate dal cataclisma decretato da D.O e ad Avraham non resta che contemplare con sconforto la desolazione di quei luoghi: “vide che dalla terra si levava un fumo come di una fornace”.
Perché dunque prendere a modello proprio una preghiera che sembra non aver raggiunto lo scopo che si prefiggeva? Lo stesso patriarca avrà forse pensato che la sua invocazione fosse stata vana, ma in realtà non era così, perché quella preghiera era valsa la salvezza del nipote Lot “ Quando distrusse le città della pianura, il Signore si ricordò di Avraham e mandò via Lot dallo sconvolgimento” (Genesi19,29). Dal racconto biblico sappiamo poi come dalla stirpe di Lot scaturì il popolo di Moav cui apparteneva Ruth, dalla discendenza di questa donna sarebbe nato David futuro re d’Israele e, secondo la profezia, dalla stirpe del re David giungerà il Messia.
La preghiera, che poteva sembrava essere stata vana e infruttuosa, era invece destinata a dare frutti straordinari nel tempo, in un futuro di cui Avraham stesso non poteva essere consapevole. Forse proprio per questo è stata presa quale esempio e riferimento la preghiera di Avraham, per insegnarci che nessuna invocazione al Signore va perduta, quando è veramente sentita e sincera come quella del patriarca, a volte non ci è dato vedere realizzate le speranze che abbiamo affidato alle preghiere, ma per il sentimento e l’animo che abbiamo in esse riposto il Signore può trovare altri tempi e altri luoghi ove dar loro compimento

Giuseppe Momigliano, rabbino

(16 novembre 2016)