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La Ghemarà, nel trattato di Sotà (foglio 5) scrive che un sapiente deve avere in sé “l’ottavo di un ottavo” di superbia. Ossia, benché la superbia sia un difetto, un sapiente deve possederne questa minima percentuale.
Da dove ricava la Ghemarà questo numero? Il Rebbe di Lublino ha osservato che l’ottava Parashà della Torà è quella di Wa-yishlàch, che leggiamo questo sabato. In essa, l’ottavo versetto è quello in cui Ya’aqòv, chiedendo aiuto a Ha-Qadòsh Barùkh Hu prima di reincontrare ‘Esàw, afferma “Io sono inferiore a tutta la benevolenza e a tutta la costanza che hai messo in atto col tuo servo, perché solo col mio bastone ho attraversato questo Giordano, ed ora sono diventato (capo) di due accampamenti”. Da questo verso si ricava che anche quando uno ha validi motivi per essere contento di se stesso e delle sue realizzazioni, ugualmente deve ricordarsi che tutto ciò che lui ha è grazie a D.o: questo è il livello di superbia che è ammesso!

Elia Richetti, rabbino

(15 dicembre 2016)