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Irua – “Il pluralismo è la nostra forza
I giovani ne facciano tesoro”

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Si è concluso in queste ore Irua (in ebraico, evento) il grande appuntamento dedicato ai giovani dell’Italia ebraica, organizzato dall’Area Cultura e Formazione dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, con la collaborazione dell’Unione giovani ebrei d’Italia e diverse associazioni ebraiche. Quattro giorni alle porte di Firenze con attività, incontri, riflessioni concentrati sul futuro dell’ebraismo e sul ruolo e le aspettative delle nuove generazioni. “In questi giorni si è respirata una bellissima atmosfera – sottolinea rav Della Rocca, direttore dell’Area Cultura e Formazione – Tutti gli incontri sono stati di altissimo profilo con un’ottima partecipazione dei ragazzi. È stato emozionante celebrare shabbat insieme, con duecento giovani provenienti da tutta Italia, con minaghim diversi, gradi di religiosità workshop iruadifferenti ma con valori da condividere: nonostante una diversa adesione alle mitzvot , tutti hanno cantato insieme per shabbat. Si sentiva chiaramente che i valori che condividiamo sono più forti e grandi di ciò che ci divide”. “Non si percepivano le divisioni – conferma rav Jacov Di Segni, scelto come rabbino di riferimento del gruppo e tra i più giovani rabbanim d’Italia – Come ha detto rav Della Rocca, questo appuntamento ha cercato di unire tutti e le teffilot di shabbat lo hanno dimostrato. È stata anche una delle prime volte che in Italia è stato organizzato un Tish con le storie hassidiche raccontate da Miriam Arman”.
Grande la partecipazione di ragazzi provenienti da piccole Comunità ebraiche e da realtà dove queste ultime neanche esistono: giovani provenienti da Trento fino a Sannicandro, passando per Firenze e Roma, si sono ritrovati a condividere momenti di riflessioni, come quello guidato da Daniel Segue, educatore esperto in dinamiche istituzionali, comunicazione interpersonale non violenta e in psicologia positiva, che li ha messi alla prova chiedendoli di immaginare l’ebraismo italiano nel 2025. In tantissimi di sabato hanno poi seguito il confronto tra rav Della Rocca e il medico Giuseppe Mallel, su “la sessualità dal punto di vista halakchico e medico”. “Facendo una battuta possiamo dire che il tema della sessualità attira sempre attenzione – spiega il direttore dell’Aera Cultura e Formazione dell’Unione – È una questione IMG-20170402-WA0012importante all’interno della tradizione ebraica: deve esserci in ciascun ebreo un equilibrio tra copro e spirito, non deve esserci una dicotomia tra cuore e testa ma devono andare avanti insieme. Nell’ebraismo poi il sesso non è mercificazione, dobbiamo rispettare il nostro corpo, noi stessi e gli altri”. Altro appuntamento molto seguito, l’incontro tra Daniel Funaro e Simone Mortara, moderato da Daniel Segre sul tema “L’ebraismo di fronte a nuove forme identitarie: problemi e prospettive”. “Ciascuno ha presentato la sua visione in modo coerente e pacato – sottolinea rav Della Rocca – e la cosa più importante è che c’è stato un vero dibattito, un confronto tra visioni diverse e che è sempre rimasto in una cornice di rispetto reciproco. Il mio sogno – prosegue il rav – è che questo Irua possa essere un punto di partenza per molti giovani, che hanno in passato usato i social network per aggredirsi, per ostentare e mostrare le proprie posizioni, per superare questo approccio, sedersi allo stesso tavolo e parlare. È giusto e normale che ci siano posizioni diverse, e questo pluralismo è garantito dal fatto che ci sono delle norme che ci permettono di confrontarci con un ebreo diverso, con un grado diverso di IMG-20170402-WA0004osservanza, ma comunque parte del popolo ebraico. Dobbiamo imparare di più a negoziare, a costruire ponti senza mai far venire meno i nostri paletti fondamentali”. Per Della Rocca l’appuntamento di Irua – a cui i ragazzi di Milano hanno partecipato in pochi e, sottolineano gli organizzatori, questo è un elemento che deve fare riflettere – è stato un laboratorio importante “e adesso devono essere i giovani, Ugei in testa, a raccogliere la sfida, con il supporto dell’Unione e delle Comunità, e continuare ad approfondire questi temi. Le iniziative dall’alto non possono funzionare e un Ugei forte e rappresentativa è importante per il futuro dell’ebraismo italiano”.

(2 aprile 1017)